riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

5 per mille chiese

Posted by pj su 3 luglio 2007

Eccoli, alla fine, i primi dati del 5 per mille. Nato nel 2006 sull’onda di un’idea fulminea, tanto da far sorgere più di qualche sospetto, nonostante le scadenze ravvicinate oltre seicento associazioni, tra cui una ventina di realtà evangeliche, sono riuscite a iscriversi regolarmente per usufruire di questo contributo. Si tratta, tecnicamente, di un dono dello stato più che del contribuente: il 5 per mille di quello che lo Stato si prenderebbe comunque come tassa viene devoluto a una realtà che il cittadino può scegliere, un po’ come già avviene da decenni per l’8 per mille. Va da sé che per il contribuente non si tratta di un ulteriore esborso, e forse è questo ad aver convinto il 60% degli italiani ad aderire: la carità gratuita fa sempre gola, lo si nota dalle tante catene telematiche che girano per proporre improbabili aiuti (sempre da parte di altri) ogni tot e-mail che verranno inoltrate.

Tornando al 5 per mille, è quasi divertente scorrere l’elenco delle 600 associazioni in regola, dato che si trova davvero di tutto. Le realtà che hanno aderito e alla cui origine evangelica possiamo risalire sono qualche decina. In questa particolare classifica ad aver ottenuto il miglior risultato è Compassion, con quasi quattromila firme; ben piazzata, ma con meno di un decimo, l’Arca Teen Challenge, e anche l’emergente Rehobot, missione che si occupa di aiuti umanitari in Congo. Poche le realtà che superano le cento firme (che sono un’inezia), mentre alcuni gruppi riescono addirittura a non avere nemmeno una preferenza.

Sarebbe inutile dire che, accorpando la presenza, il risultato sarebbe stato migliore: in fondo ogni missione desidera, comprensibilmente, incrementare i fondi per il proprio lavoro. Questo però porta a una serie di constatazioni e a una domanda ancora più impegnativa: e viene davvero da chiedersi se abbia senso un pulviscolo di missioni, ognuna con i suoi missionari, le sue strutture, il proprio ufficio, le proprie spese, la propria comunicazione, il proprio fund raising. E se non sarebbe invece più corretto, efficace, e magari anche logico riunire le realtà che hanno gli stessi obiettivi, permettendo così agli operatori di ottimizzare le energie, ridurre le spese, rendere più autorevole la comunicazione, pianificare meglio le visite alle chiese, essere più convincenti nei confronti dei donatori, che oggi vengono tempestati settimanalmente di richieste da parte delle opere più varie.

Certo, sarebbe impegnativo, e richiederebbe comunicazione, dialogo, confronto, apertura tra missionari. In una parola: comunione. Perché, se per una missione la “fase uno” è ricevere (la chiamata) e la “fase due” è partire (a predicare, aiutare concretamente o altro, a seconda della missione), la “fase tre” è sicuramente lavorare insieme.

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