riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Questioni basilari

Posted by pj su 28 giugno 2007

C’è una frase che colpisce, nelle parole della docente assolta dal giudice di Palermo. Il caso è noto: in una scuola media di Palermo un paio di dodicenni avevano maltrattato un suo compagno di classe dandogli del “gay” e impedendogli l’accesso al bagno dei ragazzi; al rimprovero dell’insegnante, uno si era scusato, l’altro era rimasto impassibile, certo probabilmente della sua impunità. La prof, 32 anni di servizio e metodi all’antica, non ha voluto vergare una nota sul registro, che nella prospettiva balorda di oggi sarebbe stata scambiata per un complimento, ma aveva optato per una punizione più efficace: aveva imposto al bulletto di scrivere cento volte “sono un deficiente”.

Il padre, prendendosi la licenza dell’ex presidente del Consiglio, aveva dapprima replicato per iscritto alla docente insignendola dell’offesa che l’uomo di Arcore aveva affibbiato ai “comunisti”; poi aveva deciso addirittura di denunciare l’insegnante per ipotetici danni psicologici al figlio, che evidentemente soffre di una rara sindrome: non può venir contraddetto, nemmeno a ragione, senza subire devastazioni neuronali.

Il pm, a sorpresa, ha tentato di minimizzare il comportamento del ragazzino, in nome di una scuola meno “sorda e grigia”. Ma il giudice, bontà sua, ha capito che la giustificazione non era sostenibile, e non lo era nemmeno la qualità della vita degli insegnanti, e ha sancito che «La punizione, motivata da volontà rieducativa, non ha causato alcun danno psicologico all’allievo». Lo avevano capito anche i compagni di classe, se uno, commentando il fatto in un tema, aveva scritto che «gliel’aveva fatto scrivere per farlo ragionare».

Vinta la causa, la docente tende la mano: «Se quel padre che voleva pure un risarcimento di 25 mila euro avesse recepito l’appello a lavorare insieme tutto sarebbe stato diverso. E spero che si capisca quanto bisogno ci sia nella scuola di recuperare un po’ di autorevolezza. Restituiteci prestigio agli occhi dei vostri figli. Perché se non lavoriamo insieme a nulla valgono le note sul registro».

Forse è il caso che i genitori colgano una questione elementare: per avere ragione domani, i ragazzi devono imparare a riconoscere il torto oggi. Senza essere catastrofisti, ne va della convivenza, che già è messa in pericolo da troppi adulti incivili.

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