riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Le due categorie

Posted by pj su 14 giugno 2007

Il Consiglio di Stato dà ragione al ministro Fioroni: la religione farà punteggio, negli scrutini di quest’anno, per gli studenti che affronteranno l’esame di stato (quello che una volta si chiamava “maturità”). Il Consiglio rigetta, quindi, la decisione del TAR del Lazio, che aveva sospeso l’ordinanza ministeriale accogliendo il ricorso di associazioni laiche e acattoliche, secondo le quali questa decisione darebbe all’ora di religione un peso e un’importanza che il Concordato non voleva dare, e che potrebbe oltretutto creare disparità di trattamento tra chi segue l’ora di religione – facoltativa, dal 1985 – e chi invece non se ne avvale.

Per il ministro, e per il Consiglio di Stato, l’ora di religione ha valenza formativa: per cui, se al punteggio dei maturandi contribuiscono anche attività parascolastiche come il teatro e il volontariato, l’ora di religione dovrebbe avere almeno lo stesso trattamento.

Messa su questo piano, Fioroni ha ragione: se fa punteggio il corso di computer, lo stage in azienda e perfino lo sport, l’ora di religione ha tutto il diritto a rivendicare la sua valenza culturale. Con un piccolo distinguo: l’insegnante, o il tutore, del corso di teatro, volontariato e simili non risulta partecipino agli scrutini dei consigli di classe. Se quindi l’ora di religione fa punteggio quanto le attività extracurriculari, dovrebbe seguire lo stesso iter, diverso dalle materie ordinarie. Invece, a quanto pare, l’insegnante di religione è presente agli scrutini, con tutto il peso e l’influenza che questa presenza può avere a favore (o contro) uno studente.

Insomma, siamo al solito equivoco: un sottile filo divide la posizione politica della chiesa cattolica dal suo ruolo religioso, e i due contesti troppo spesso si intersecano, benedetti dall’interesse di politici compiacenti e vertici ecclesiastici compiaciuti. Non è un problema solo religioso: viviamo in un’Italia abituata ormai da troppo tempo a vedersi divisa in due categorie, che non sono religiose, geografiche o culturali ma squisitamente etiche. Da un lato c’è chi fa fare leva su privilegi dovuti o arrogati, dall’altro invece si trova chi queste posizioni di prevaricazione le deve sopportare. Senza potersi nemmeno indignare, ovviamente, perché rischia di fare anche la figura del beota di fronte alla risposta beante e baldanzosa dei privilegiati: «con tutte le cose più gravi che non vanno in questo paese, perché accanirsi proprio su questa?».

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