riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Effimero e sostanza

Posted by pj su 7 giugno 2007

«Supermercati religiosi, affaroni celestiali», è il titolo di Panorama per un articolo sui Christian store americani che dalla costa orientale stanno sbarcando anche in California. In particolare ha un successo notevole la Lifeway: la via della vita, un nome una garanzia.

L’articolo, inserito nella rubrica “il piacere di vivere”, indugia volentieri sull’offerta di «abiti fucsia per cantare nei cori gospel, cd di Christian music, libri per teenager con le 10 regole per essere brave ragazze»… «E poi mentine con i versi [sic] del Vangelo incisi sulla confezione, magliette… le “biblezine”. riviste all’apparenza modaiole, patinate» che all’interno «riportano il Nuovo Testamento in versione integrale, arricchito da articoli di lifestyle», termine roboante per definire i consigli di vita cristiana. C’è poi la rivista dove si spiega “come scaricare i Salmi in forma di suoneria per telefonino”, ma anche periodici per ragazze e signore. Forse, nelle parole che i giornalisti italiani dedicano ciclicamente al fenomeno dei gadget cristiani, c’è un po’ di stupore ma anche una punta di invidia per i fatturati di queste aziende. Difficile infatti che la sorpresa sia per negozi che vendono articoli religiosi, dato che in Italia ce ne sono in ogni città, ovviamente cattolici, e propongono oggettistiche che per un acattolico suonano decisamente curiose: crocifissi di ogni genere, misura, prezzo, santini, calici e così via.

Parlando da evangelici a evangelici, invece, un rilievo è il caso di farlo. Nulla di sbagliato nel decidere di etichettare ogni aspetto della propria vita anche in maniera visibile, a volte perfino kitsch; se qualcuno vuole riprendere addirittura la tradizione dei sandwich man, sia benvenuto. Purché tutto questo non sia, resti o diventi un esibizionismo religioso slegato da una pratica spirituale personale, diretta, intensa, vissuta quotidianamente. Se la sostanza c’è, e il desiderio è quello di comunicare anche in maniera visiva la propria fede, ben vengano magliette, borse, copertine, tappetini, cappellini, braccialetti, orologi, penne, perfino le scarpe.

Se la fede si riduce a questo, però, meglio fermarsi, riporre i gadget e tornare a concentrarsi su quel buon, vecchio libro dalla copertina anonima e le pagine ingiallite che ha accompagnato generazioni di cristiani a una conoscenza profonda e a una testimonianza efficace.

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