riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Demagogia di chi

Posted by pj su 11 maggio 2007

La scoperta che l’autista del pullman ribaltatosi in Piemonte mentre riportava a casa una scolaresca dopo una gita aveva fumato cannabis ha cambiato molte prospettive, e risollevato il classico, immancabile dibattito che torna dopo le tragedie. Da un lato la destra che chiede norme più severe e – magari – controlli più seri; la sinistra che chiede di “non speculare”, “non fare demagogia sulla pelle dei due bambini morti”, “non generalizzare”. Capezzone, con indescrivibile aplomb, riesce a difendere l’antiproibizionismo, perché tanto “le leggi non funzionano”, e ha il coraggio di affermare. «in Itali aogni anno le vittime per incidenti stradali legati alla droga sono poche centinaia, quelle per incidenti causati dall’alcol sono 2500, quelle per l’alcol in generale 30 mila, quelle per tabacco 90 mila. Non è ipocrita urlare solo contro la cannabis?».

Se è per quello, possiamo segnalare a Capezzone che i morti per fame sono anche di più, e anche le guerre fanno il loro sporco lavoro. Insomma, spiace sentire da un politico un invito a evitare la demagogia, e poi vederlo concludere con una tirata fatta di generalizzazioni e banalizzazioni che non fanno onore alla sua causa. Speriamo sia chiaro a tutti che farsi male è un conto (chi muore per alcol o tabacco) e far male è tutt’altra cosa, e proprio su questa seconda categoria di drammi lo stato non può transigere.

Perché il rischio è che l’invito a non speculare, a forza di riproporlo a ogni occasione, diventi solo un alibi per non confrontarsi, evitando di ridiscutere con onestà intellettuale le proprie posizioni. Gli avvenimenti non vanno generalizzati, ma allo stesso tempo è un dovere per l’essere umano, come singolo e come società, imparare dagli errori. Il raziocinio serve anche a questo.

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