riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Verso un’Europa colonizzata. O forse…

Posted by pj su 4 maggio 2007

«”Convertire” l’Europa la nuova missione degli evangelici USA», scrive oggi Massimo Gaggi sul Corriere della Sera: secondo il giornalista c’è una strategia in merito da parte dei cristiani fondamentalisti americani, che si sviluppa sul piano politico, sociale, umanitario (e spirituale, supponiamo e speriamo).

Dopo l’Africa e l’America Latina, insomma, tocca al Vecchio Continente, che starebbe subendo una massiccia azione missionaria e lobbistica di emissari di Pat Robertson, Jerry Falwell, James Dobson e via predicando. Anche in Italia: «Focus on the Family – informa Gaggi – ha alcune piccole stazioni radio anche in Italia, dove le congregazioni evangeliche cominciano a crescere nelle grandi città, soprattutto per iniziativa delle comunità di immigrati».
Quali siano le emittenti radiofoniche italiane di Focus on the Family non ci è chiaro: non è bastata una tesi sul tema per scovarle, ma forse Gaggi è più capace di noi. Un po’ fuorviante, invece, collegare la crescita della comunità evangelica per l’apporto degli immigrati. Ma tant’è.

Parlare di evangelici è sempre succulento. E ci si va anche a nozze, tutto sommato, considerando che sono così divisi e litigiosi da non poter esprimere un parere concorde se non su temi basilari.

Se poi andiamo a cercare esempi estremi, ne troviamo a bizzeffe, e questo – si sa – è un altro punto che non gioca a favore di una corretta comunicazione. Tanto più per chi guarda la questione dagli USA, dove le tendenze si esasperano e perfino il messaggio biblico, in certi casi, finisce per venir condizionato dal sogno americano, dopo che il sogno americano a lungo ha fatto aggio sull’etica calvinista.

Non possiamo non ammettere, con amarezza, l’esistenza di realtà aggressive, di missionari businessman, di predicatori-immagine e di altre presenze eccentriche. Se vogliamo guardare a fondo anche il mondo cattolico è multiforme, non è esente da estremismi e stravaganze, è capace di estreme aperture ed estreme chiusure. Purtroppo nei media non vedo una parità di rispetto per i due campi.

Anche perché, se è vero che esistono gli estremi, esiste anche un ampio bacino di credenti e chiese che quotidianamente dimostrano la gioia della loro fede attraverso le loro azioni; missionari che vivono ciò in cui credono, e il cui comportamento è il miglior testimone della profondità delle convinzioni cristiane che hanno. Lo hanno dimostrato le vittime dell’attacco di Malatya, che solo a mezza bocca sono state definite evangeliche dalla stampa italiana, lo dimostra tutti i giorni un Kakà, che in ogni intervista e dichiarazione parla della sua fede, oltre che con il suo comportamento; l’elenco non si fermerebbe naturalmente qui.

Per quanto riguarda l’Italia, è ormai superata la fase degli “americani che la fanno da padroni”. I missionari americani sono presenti da due generazioni (e non da pochi anni), ma le chiese nascono e crescono anche dove non ci sono. Anzi, se ieri i missionari americani hanno fatto la differenza, oggi forse proprio gli americani sono i missionari meno efficaci, bloccati spesso sullo stereotipo dell’italiano anni Cinquanta provinciale e fondamentalmente incolto.

Sulla forma, il discorso resta sempre lo stesso: i moderati, come in qualsiasi contesto, sono silenziosi. Chi urla si sente di più, e guadagna le pagine dei giornali. Ma il giornalista dovrebbe servire proprio per esercitare questo filtro e rappresentare la realtà in maniera obiettiva, senza riguardi particolari per il predicatore ricco, o il politico potente. Dovrebbe.

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