riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Competenze in missione

Posted by pj su 2 maggio 2007

In giro per il mondo a costruire ospedali e case per profughi: il Giornale racconta la storia di Luca Bonifacio, architetto milanese, che insieme ad altri dieci colleghi ha fatto una scelta di vita radicale: dopo l’ennesima richiesta di progettare l’impossibile per far speculare le imprese edili, ha deciso di mollare tutto e andarsene in Birmania. Non in vacanza, ma a lavorare per un’associazione umanitaria (la “Hope and space”) che si occupa di costruire sì villette, ma anche scuole, parchi giochi. Edilizia umanitaria che ha permesso loro di riscoprire il lato umano del loro lavoro, ma anche di sperimentare soluzioni tecniche che non avrebbero pensato: come il fatto che le foglie di mais impastate con l’argilla sono un ottimo isolante, o che i chicchi di riso alleggeriscono il cemento.

Stiamo parlando di undici architetti e ingegneri laici, che non hanno fatto una scelta di fede (non principalmente, almeno) ma una scelta umanitaria. E fa riflettere la loro decisione di cambiare tutto, dopo essere arrivati a un punto di rottura che probabilmente tutti i professionisti prima o poi raggiungono: la fatidica domanda “per chi sto lavorando?”.

Spesso lavoriamo per noi stessi, e non ci rendiamo nemmeno conto di quanto le nostre capacità e le nostre competenze possano tornare utili agli altri. Molte volte quando parliamo di “missione” intendiamo un viaggio in un paese lontano, dove stare un periodo per aiutare con un’opera di bassa manovalanza, o servendo alle mense dei poveri, o portando un sorriso ai bambini degli orfanotrofi.

Non c’è solo questo: il campo cristiano ha bisogno di buona volontà, certo, ma anche di competenze, se qualcuno ne ha. Non c’è bisogno solo di medici e infermieri: un pilota potrà aiutare la squadra della Maf, per esempio, portando aiuti per via aerea in zone inaccessibili; un architetto potrà progettare strutture, e gli esempi non si fermerebbero certo qui. Il problema è che noi, invece, ci fermiamo qui: ci fermiamo all’immagine del missionario come uomo altruista, un po’ eroe, talvolta martire, dal ruolo eclettico e generalista. Sicuramente è una figura essenziale, ma Dio chiama i suoi figli a far fruttare i talenti. E, quindi, anche le specializzazioni che hanno.

D’altronde se un missionario riesce a portare aiuto con la sola buona volontà, quanto potrebbe essere di sostegno un professionista che mette a disposizione le proprie competenze?

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