riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Ottimismo e fede

Posted by pj su 27 aprile 2007

“Che bella giornata di pioggia”: nasce in Belgio la lega dell’ottimismo. Sono quelle notizie che mettono buonumore: racconta la Stampa che un tizio, tale Luc Simonet, un giorno ha voluto dimostrare a sua figlia che essere ottimisti è semplice e conviene: da lì a poco è stata formata la “lega” in questione, che comprende anche alcuni vip, tra cui attori e il presidente della banca centrale belga. Lo scopo della formazione? «L’evoluzione delle mentalità degli abitanti del Belgio verso un maggiore ottimismo e rafforzare l’entusiasmo, il buonumore e il pensiero positivo… rendere i cittadini più consapevoli del fatto che vivere in Belgio costituisca un privilegio notevole».

La società occidentale si divide tra stress e depressione, povertà virtuali e infelicità costante. Saremmo sicuramente tutti più ottimisti se per una volta evitassimo di focalizzare i nostri risultati sull’assoluto patinato proposto dalla società degli spot, e lo calassimo nel contesto di un mondo dove ci sono persone che – per non cadere nel reale ma ormai logoro stereotipo del bambino che muore di fame – hanno un solo bagno per tutto il condominio, dormono in cinque in una camera (e non solo quando vanno in vacanza), possono mangiare carne una volta alla settimana o non vedono il mare da anni.

Ecco, se fossimo più consapevoli di tutto questo, ci renderemmo conto di come la famosa “soglia di povertà” italiana rappresenta una situazione di media ricchezza altrove, e nemmeno così lontano da noi.

Se gli italiani (ma, a quanto pare, anche il resto degli europei) sono pessimisti, è desolante notare come questa tendenza influenzi anche molti cristiani. Spesso segnaliamo che pochi “stanno bene”, almeno nelle loro parole, e nei dialoghi (con gli altri e con Dio) preferiscono dilungarsi su quel che manca loro piuttosto che sulla gratitudine per quel che hanno. Dal pessimismo (pratica retorica rispettabile, peraltro) si passa presto all’insoddisfazione, che diventa una chiave di lettura della vita. Si comincia con un problema, si allarga a un contesto, si alimenta piangendosi addosso, e diventa con il tempo una prospettiva cronica, quasi una rassegnata ossessione alla propria situazione. Non occorre essere psicologi per rendersi conto di come questa insoddisfazione nasca dalla mancanza di gratitudine verso Dio. Che, converrete, per un cristiano non è proprio l’atteggiamento più opportuno.

Se la recriminazione guarda al passato e l’ingratitudine guarda al presente, il pessimismo guarda al futuro. E, sempre guardandola da cristiani, è una prospettiva che nasce dalla mancanza di fede. Se non è solo un luogo comune dire che tutto è sotto il controllo di Dio, e che ogni cosa contribuisce al nostro bene anche se non sempre riusciamo a comprenderlo – e anche se non in ogni occasione può sembrare così -, allora è difficile essere pessimisti: anzi, diventa stimolante tentare di cogliere gli aspetti utili, positivi, formativi da ogni avvenimento della vita. Non è questione di ottimismo, ma di fede.

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