riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Chi incoraggia?

Posted by pj su 13 aprile 2007

Una interessante ricerca arriva dalla Gran Bretagna e riguarda gli inglesi e la fede. Emerge, per esempio, che solo un inglese su dieci frequenta regolarmente una chiesa, mentre cinque su dieci si dicono cristiani. Una discrepanza che fa sorridere: sarebbe interessante scoprire come vivano la propria vita di fede gli altri quattro, pur tenendosi ben lontani da ogni luogo di incontro dove tiri aria di cristianesimo.

il 39% degli inglesi invece afferma di non avere religione. Qualcuno griderà allo scandalo, ma di fronte ai dati di prima forse dovremmo provare un senso di sollievo: quattro inglesi su dieci sono onesti in relazione alla propria vita spirituale. Non frequentano una chiesa perché non credono, e non sono così ipocriti da cercare di ammantare la propria responsabilità con formule di compromesso come “non praticante”.

Infine, la ricerca segnala che almeno tre milioni di inglesi sarebbero disposti a frequentare una chiesa se fossero invitati a farlo. Qualcuno probabilmente arriccerà il naso: «Ci mancherebbe altro! La porta è aperta, se vogliono che vengano». Vero. Eppure Gesù andava, cercava, invitava. Non aspettava, arroccato sul monte o nel tempio, che gli altri venissero da lui, come un santone orientale. Più di qualcuno era andato a cercarlo, ma quegli stessi sono stati i primi a lasciarlo quando il vento è cambiato.
Certo, la ricerca è stata sviluppata in Inghilterra, e magari in Italia avrebbe dato risultati diversi; però il dato è interessante.

Andrebbero, se fossero invitati, incoraggiati, spronati. Resterebbero, se si sentissero curati, e non una faccia tra tante, di cui il pastore non sa nemmeno il nome, figuriamoci i problemi. Crescerebbero, se qualcuno li istruisse personalmente, con costanza e con veri studi biblici di base (quella base che manca, ahinoi, a molti cristiani). Non se ne andrebbero, se qualcuno ogni tanto chiedesse loro il loro parere, registrasse i loro umori, intuisse i loro disagi. La chiesa non è un supermarket, dove i clienti sono numeri: è molto di più. Eppure perfino i supermarket si interessano della soddisfazione dei clienti. Le chiese non sempre.

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