riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Un popolo depresso

Posted by pj su 5 aprile 2007

Un italiano su quattro è depresso: la notizia compare oggi sul Corriere. Si spiega anche che le previsioni non sono per niente rosee, dato che “nel 2020 i pazienti in cura per disturbi d’umore raddoppieranno soprattutto per colpa degli stili di vita sempre più stressanti”. Per venire incontro a questo disagio che ha già raggiunto dimensioni epidemiche, in 160 studi medici verrà effettuato un test attraverso questionari mirati a scandagliare “umore, problemi psicosomatici e difficoltà quotidiane”.

La notizia meno rassicurante (ammesso ci fosse bisogno di altro) è che per sei milioni di italiani in terapia, nove milioni sono malati a loro insaputa e, al di là delle facili ironie, fa pensare l’affermazione del presidente della società italiana di psichiatria sul pericolo di somatizzare: “la metà dei disturbi gastrointestinali e neurologici, reumatologici e ortopedici sono apparentemente privi di una causa. Ma proprio dietro questi malesseri spesso si nasconde la depressione”. La depressione come causa di molte delle malattie che affliggono l’uomo del XXI secolo: una prospettiva che non si può sottovalutare.

Ovviamente sarebbe ingenuo accollare alla depressione la colpa di tutti i mali. Oltretutto la ricerca suona un po’ troppo catastrofista per non sospettare un eccessivo interesse dell’industria farmaceutica: in fondo negli ultimi anni abbiamo assistito a un marketing esemplare, teso a far passare per malattie anche quelle che sono fasi naturali della vita: ha ragione Beppe Grillo a denunciare che negli ultimi anni gli spot hanno eletto a patologie – con relative medicine a conforto – alcune condizioni normali quali stanchezza, svogliatezza, inappetenza, malumore, impotenza.

Dall’altro lato non va nemmeno sottovalutato un fenomeno che ormai colpisce un numero così ampio di persone, né si può cedere alla tentazione di affrontarlo solo in chiave medica. Il problema è che a buona parte dei credenti – e delle chiese – manca la preparazione per dare una risposta convincente al problema sul piano spirituale: si finisce per scadere nel letteralismo delle citazioni bibliche da un lato, o nella incoraggiante, ma altrettanto sterile, pacca sulla spalla. Certo: il problema si dipana più in campo spirituale che medico, e chi ha intrapreso un cammino cristiano consapevole sa che la pace, la serenità, la gioia che si ricevono attraverso la fede sono la migliore risposta a queste difficoltà. Ma come comunicare questa speranza, come aiutare chi soffre di questo disagio? Trattandosi di una soluzione spirituale, risulta essenziale la guida dello Spirito, ma questa certezza non deve diventare un comodo alibi: su temi così delicati non ci si improvvisa consulenti. Probabilmente nessuno – cristiano e non – oserebbe dare un consiglio medico senza avere idea del problema; la depressione, l’esaurimento, lo stress cronico sono disagi più striscianti, ma non meno seri, quantomeno per le possibili conseguenze.

Per questo, forse, per un problema che tocca – o presto toccherà – il 25% della popolazione, è il caso di cominciare a prepararsi seriamente per dare risposte adeguate. Anche come cristiani.

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