riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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C’è Pasqua per te

Posted by pj su 3 aprile 2007

È iniziata ieri la pasqua ebraica, e in un’intervista con lo scrittore Daniel Fishman il Giornale racconta il rito del sèder, la “cena per ricordare”: un pasto solenne dove dietro ogni piatto vi sono simboli che rimandano al passato, nella rievocazione della emancipazione del popolo di Israele dalla schiavitù descritta in Esodo.

Dalle parole di Fishman emergono alcuni spunti di riflessione non da poco.

C’è il principio dell’accoglienza: «Al “sèder” è bene che ci siano persone esterne… del resto la tradizione vuole che ci siano sempre delle sedie vuote: una per il Profeta Elia e per chi altro si presentasse a cena». Un insegnamento non da poco per i tanti cristiani che blindano le loro feste per passare un momento familiare, dimenticandosi di chi magari una famiglia non ce l’ha.

C’è l’assenza della festa sfrenata e irrazionale: la celebrazione si svolge «in allegria ma sempre con grande consapevolezza. In quest’occasione gli ebrei non dimenticano i primogeniti degli egiziani morti e l’esercito del Faraone annegato nel mar Rosso. Si impara così anche a non gioire mai delle tragedie del nemico. Un insegnamento che vale oggi più che mai». Gioire non deve mai far dimenticare chi soffre, nemmeno se ci è nemico: in fondo si tratta del biblicissimo “rispondere al male con il bene” per accumulare carboni sul capo del nostro avversario.

E, non meno importante, c’è l’importanza del ricordo: «In tutto il mondo è una festa con forte valore pedagogico. Rappresenta un momento di aggregazione e di riflessione. Tutti i presenti leggono e cantano l’Hagghada, l’insieme di testi che raccontano e commentano la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, rendendola presente. I bambini sono invitati a formulare delle domande. È un rito collettivo in cui tutti hanno un ruolo».

Gli evangelici italiani hanno qualche problema, quando si parla di riti, perché l’immaginario collettivo riporta alla mente occasioni fredde, cupe, senza significato per chi vi partecipa. Ma un rito, inteso come momento solenne, non è per forza qualcosa di negativo, anzi: anche gli incontri domenicali, i culti, hanno una loro componente rituale nella regolarità in cui si svolgono (dove più, dove meno, beninteso).

Gli ebrei ricordano la pasqua con una cena. Noi con una cena siamo in grado solo di rimpinzarci: perfino l’uso occidentale del “discorso” non va più. Ed è un peccato, perché se la festa deve commemorare qualcosa, è essenziale che ne tratteggi i contorni.

Se la pasqua deve essere una festa familiare, che non sia solo un tripudio di portate, ma un momento in cui la famiglia legge insieme i testi che narrano le vicende che si vogliono ricordare: le sofferenze, la morte, la risurrezione di Gesù il Messia, eventi (questi sì!) che hanno un ruolo essenziale nella storia e nella vita di ogni cristiano consapevole.

Le opzioni per commemorare questi fatti non manca, e spazia dalla formalità all’informalità, dai racconti dei quattro evangeli alle profezie di Isaia; ci sono perfino utili strumenti per integrare questo materiale in un unico racconto. In questo momento ognuno può avere un suo ruolo attivo con la lettura e la riflessione. Anche i bambini, con le loro domande, possono essere parte integrante del ricordo: e non è un consiglio nostro, ma di Dio stesso, stando a Esodo.

Tutto questo per adempiere a una richiesta divina: ricordatevi di me. Ricordate ogni giorno, certo. Ogni domenica, volendo. E, perché no, magari dando maggiore intensità una volta all’anno, dato che – volenti o nolenti – siamo assorbiti da un contesto pasquale fatto di riti che, quelli no, non ci appartengono.

Ricordatevi di me. Una delle peggiori disgrazie, per l’uomo, è perdere il ricordo di quel che era. Una delle peggiori colpe per il cristiano è dimenticare il sacrificio di Cristo che ha lavato i suoi peccati. E la sua resurrezione, che gli donato la vita.

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Compleanni: se esiste evangelici.net, insieme a molte cose che lo circondano, è grazie a una persona che lavora instancabilmente dietro le quinte da più di dieci anni. Raramente l’avrete vista, ma c’è, e grazie a Dio che c’è. Buon compleanno, Marco.

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