riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quella fastidiosa normalità

Posted by pj su 14 marzo 2007

“Che vergogna essere normali”, denuncia oggi Cristiano Gatti sul Giornale. Essere “normali”, all’alba del XXI secolo, mette in imbarazzo, in un contesto sociale che premia gli arrivisti e gli arrivati, i diversi (più nel male che nel bene) e gli arroganti.

«Sono stili di vita che ci siamo costruiti in nome della libertà – rileva Gatti -. Delle idee, dei costumi. Ma la libertà è una cosa troppo sacra perché diventi questo svaccato e lascivo circo equestre. La libertà andrebbe studiata, conosciuta, imparata, perché è un attrezzo molto sofisticato. Può arrecare i vantaggi più sublimi, ma anche i danni più devastanti. Dipende da chi la usa».

Gatti chiude con una nota dolente: «Si può dire che in un luogo normale, un ragazzo di 32 anni non può diventare ricco sfondato ciurlando nel manico col suo letale teleobiettivo? Prova a dirlo. Sanno già come rispondere: “non cadiamo nel moralismo”. In questa grande epopea degli immoralisti… non è contemplato un pudore normale, un ragionamento normale, un modello normale. Purtroppo hanno vinto loro. Agli sconfitti non resta molto. Possono cullare soltanto il patetico rimpianto di immagini antiche».

La situazione è desolante, ma forse una speranza c’è. I “normali” non sono pochi: sono solo addormentati, anestetizzati dalle luci della ribalta che abbagliano malamente chi sta in platea. Eppure c’è spazio per dirsi “fieri di essere normali”, specie tra i cristiani coerenti. Anzi: dovrebbe essere… normale, considerato che è un vanto poter avere dei punti fermi a cui riferirsi nelle grandi questioni della vita come nelle piccole occasioni di ogni giorno.

Il cristiano viene messo in guardia dalla Bibbia a non lasciarsi abbindolare dal “presente secolo”. Quel “presente” comprende qualunque epoca: l’allerta valeva per gli anni della contestazione, dell’eversione e della politica militante; valeva per gli anni dell’edonismo; valeva per gli anni della crisi dei valori; valeva per gli anni del postcristianesimo. E non ha meno senso oggi, quando un desolante disimpegno a ogni livello – umano, civile, morale – caratterizza il panorama sociale in cui ci muoviamo.

Più questo contesto si inacerbisce, più diventa un punto d’onore per il cristiano ricordare la propria vocazione, la propria chiamata, la propria scelta di vita. Perché contrariamente a quel che la televisione e il mondo dello spettacolo insegnano, avere principi morali ed etici non è un peccato: semmai è un peccato non averne.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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