riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Campo di missione

Posted by pj su 5 febbraio 2007

Indignazione. Probabilmente è questo ciò che molti hanno provato di fronte alle notizie che sabato sono giunte da Catania. Cinicamente potremmo parlare di una classica partita di calcio e di classici scontri tra tifoserie. Ma stavolta, come si dice, ci è scappato il morto. Non un tifoso, ma un ispettore della polizia, ucciso da una bastonata.

Sono molte le considerazioni che si potrebbero – e si dovrebbero – fare a margine di un fatto come questo. A partire dal rispetto per le forze dell’ordine e per il loro lavoro, misconosciuto e invece essenziale. Ce ne ricordiamo solo in momenti eccezionali e drammatici: quando un carabiniere muore a un posto di blocco, un soldato in Iraq, un agente di polizia allo stadio.

Ecco, appunto: lo stadio. Una volta si parlava di sport, di squadre che si confrontavano in campo per la vittoria, in mezzo a migliaia di tifosi urlanti sugli spalti, minacciosi a parole ma che mai si sarebbero sognati di trascendere. Una volta. Perché oggi, parlando del campo, non si può parlare di sport, in mezzo a compensi milionari e risultati accomodati. E parlando di spalti, non si può più parlare di buonsenso e tantomeno di senso della misura, se si può morire o uccidere per una partita.

Tifoserie che si scontrano, ultrà che si preparano alla trasferta come alla guerra, tra spranghe e materiale esplosivo. Strano modo di sostenere una squadra: ma forse, a questo punto, la partita è davvero un optional, un momento secondario rispetto alla guerra tra bande.

Una guerra più stupida di quelle ordinarie, peraltro: almeno, le guerre ordinarie hanno un obiettivo, sia esso quello di invadere un paese ostile o di accaparrarsi pozzi di petrolio. La guerra tra tifoserie non rappresenta nulla, è violenza fine a se stessa. Non si parli di tifosi del Catania: si parli di persone disadattate che sfogano la loro rabbia cogliendo l’occasione di un contesto sempre più bellicoso, come quello offerto dal mondo del calcio.

Forse è il caso di interrogarsi sui perché di tutto questo. Non è mistero che il calcio sia passato da svago a religione. Una religione che ha il suo culto, la partita, celebrato dai suoi officianti, ventidue sacerdoti in campo; una religione con i suoi momenti catartici, i gol, e con un male da contestare, l’arbitro. Una religione che ha una sua catechesi, offerta gentilmente sui giornali e in televisione, che forma settimanalmente milioni di fedeli commentando le funzioni domenicali; una religione con la sua escatologia, la vittoria di un campionato; una religione con le sue denominazioni e con i confronti perenni tra formazioni diverse.

E in effetti finora il calcio era stato trattato come tutte le religioni: dando libertà di coscienza ai suoi fedeli. Ciascuno era libero di credere, non credere, seguire le funzioni, commentarle, confrontarsi, talvolta insultarsi; le autorità e le forze dell’ordine si limitavano a sedare gli eccessi.

Consolidandosi come religione, il calcio ha raccolto frange di delusi, disadattati, violenti. Fino quando la religione-calcio è diventata matura, ed è degenerata in un integralismo sui generis. Che uccide chi di calcio non si interessa, ma soprattutto i fedeli di altre denominazioni.

Da parte delle autorità probabilmente è il caso di chiedersi se non sia il momento di intervenire, come farebbe per qualsiasi religione violenta.

Da parte nostra forse è il momento di chiedersi se questa insoddisfazione che sfocia nella violenza non sia frutto di una insoddisfazione spirituale, e quindi se non ci riguardi.
Forse è il caso di chiedersi se gli stadi non siano un campo di missione vero e proprio, un campo che fino a oggi abbiamo colpevolmente trascurato.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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