riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Cognomi e divieti

Posted by pj su 18 gennaio 2007

Tranquillizzatevi: per ora è ancora un disegno di legge, un’intenzione del governo e del parlamento. Però fa pensare, la proposta di emendamento del ministro Rosi Bindi, sulle norme che regolano l’anagrafe. Si discute da anni in merito al cognome dei figli: una tradizione sociale – codificata in legge – ha sempre voluto che nel nostro paese ai nuovi nati venisse imposto il patronimico, con la facoltà di aggiungere il cognome materno (o di cambiare cognome, da adulti). Sia chiaro: in altri paesi, non per forza laici, non è così, e si usano entrambi i cognomi. Con quale complicazione a livello anagrafico, è facile immaginarlo: i nomi e i cognomi ufficiali devono venir riportati per esteso sui documenti e nella firma.

I nostri governanti, dopo secoli di tradizionale cognome paterno, hanno pensato che il sopruso maschile dovesse finire. Se dobbiamo fare qualcosa, facciamolo bene, avrà pensato il ministro Bindi: e così ha proposto che il figlio porti entrambi i cognomi, e l’ordine venga scelto per sorteggio. Sì, per sorteggio. La norma è sembrata troppo sinistra perfino per la commissione del Senato cui era stata sottoposta, ed è stata fatta cadere, decidendo per una maggiore libertà dei coniugi nella scelta.

Forse sentendosi in colpa per questo afflato di conservatorismo, la commissione ha deciso di varare una norma ancora più rivoluzionaria: «quando (e se) – spiega il Corriere – entrerà in vigore la legge… scompare un’altra tradizione secolare: la moglie non potrà più portare il cognome del marito». Sì, avete capito bene: non solo “non dovrà”. Non potrà. Se oggi la donna “aggiunge il cognome del marito” al proprio, qualora questa legge venisse approvata la moglie si terrebbe il suo cognome per tutta la vita, senza dimostrare su alcun atto ufficiale una qualche parentela con il consorte. Che a questo punto avrà poco senso chiamare consorte, dato che di condivisione ci sarà ben poco. Il relatore della legge tranquillizza: «Certo, se una donna ci terrà davvero molto, potrà usare il cognome del marito, ma soltanto in situazioni formali, mondane». Grazie della concessione, onorevole Salvi, ci rasserena la sua lungimiranza.

Al di là dell’amara ironia, la riflessione che si pone è un’altra. Il bambino è destinato a due cognomi; la moglie non potrà, neanche volendo, sentirsi formalmente parte della famiglia del marito. L’impressione è che, a forza di modifiche, la famiglia finirà per somigliare sempre di più a un pacs, a una convivenza regolarizzata.
D’altronde per combattere un’istituzione che si considera inadeguata – come la famiglia – il modo migliore non è abolirla, ma eroderne il significato con piccoli gesti dal grande significato.

La cosa che turba di più non è la possibilità, ma il divieto. Offrire un’opzione come il doppio cognome è un conto. Vietare l’uso di un cognome è un altro. C’è da riflettere, se un divieto viene spacciato per libertà. Era la strategia di altre autorità, in altri tempi, recenti e non, dalle nostre parti e un po’ più a est. Speriamo vivamente di non tornarci.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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