riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Teleprofezie

Posted by pj su 4 gennaio 2007

Pat Robertson, il telepredicatore americano (miliardario, aggiunge con un filo di ironia qualche agenzia), fa parlare di nuovo di sé. Noto in tutto il mondo per il suo impegno di predicatore catodico, è una tra le voci evangeliche più ascoltate negli Stati uniti; fu forse uno dei primi a credere seriamente nelle potenzialità evangelistiche dei nuovi media, tanto che nel 1960 fondò la CBN, vista ora in 180 paesi e tradotto in 71 lingue. Dal 1975 va in onda con il suo “The 700 club”, programma cristiano che parla di attualità in una prospettiva cristiana, valorizzando i principi cristiani, la famiglia, la difesa di Israele.

La prospettiva di Robertson è sempre stata piuttosto controversa: nel corso degli anni ha avuto modo tra l’altro di prendere posizioni piuttosto dure anche contro varie denominazioni evangeliche. Controverso anche il suo percorso: cominciò facendo parlare di sé per il passaggio denominazionale da battista del sud a pentecostale, per arrivare al suo contestato impegno in politica, che lo portò a mancare la candidatura repubblicana alla Casa Bianca nel 1988.

In tempi più recenti, si ricorda la sua uscita contro il presidente venezuelano Hugo Chavez, nell’agosto 2005, contro il quale sembrò invocare l’assassinio politico, sollevando una serie di (comprensibili) reazioni negli Stati uniti e in Venezuela, con riverberi in tutto il mondo.

Pat Robertson sarà un predicatore e magari anche un evangelista. Ma è anche profeta?

È un problema che non riguarda solo lui, pare: complice l’avvicinarsi degli “ultimi tempi”, le profezie in campo cristiano sono tornate di moda; come sempre, di fronte a un nuovo fenomeno, ci sono state reazioni opposte: da un lato il ritorno delle profezie ha sollevato un’onda emozionale di chi ci crede e le accetta tout court, dall’altro un netto rifiuto da parte di chi ritiene di non averne bisogno: e verrebbe da dare loro ragione, a giudicare dal modo di porsi di molti profeti del Duemila.

Come spesso capita, quel che crea le divisioni è la mancanza di equilibrio: da un lato di chi ritiene di non dover comunque accettare, per principio, un messaggio ricevuto attraverso un’altra persona; dall’altro lato di chi si propone in maniera fuorviante, biblicamente parlando.

Ma non è solo quello. Alla mancanza di equilibrio in chi parla si potrebbe sopperire facilmente: basterebbe un po’ meno superficialità in chi ascolta. Invece nessuno osa, perché nessuno approfondisce né ricorda.

La chiesa cristiana subisce l’influenza della società che la circonda, e in un’epoca dove le notizie per avere un impatto devono essere sempre più urlate, sempre più fantasiose e sempre più estreme, la chiesa – purtroppo – si adegua. Nel verso peggiore.

Se qualcuno approfondisse, comprenderebbe che la profezia, quando viene da Dio, è circostanziata e chiara. Ma soprattutto, documentabile.
Se vogliamo prenderci l’onore di emettere una profezia da parte di Dio, dobbiamo assumercene anche la responsabilità. E le conseguenze.

Una profezia che non si avvera scredita chi la emette. Lo dice la Bibbia. Se così non fosse, non ci sarebbe differenza rispetto ai tanti ciarlatani televisivi che propongono improbabili numeri della fortuna. La profezia non è un “ci provo”, ma un “succederà”.

Si sente parlare tanto, in questi anni, di profezia, con annesse scuole profetiche, incontri profetici, lezioni profetiche, lode profetica, e perfino danze profetiche. Da parte di pochi, o nessuno, si sente ricordare la responsabilità di una profezia. Parlare da parte di Dio è un peso (e dovrebbero ricordarlo anche tutti i predicatori della domenica). E se la profezia non si avvera, il profeta è definitivamente screditato.

Attenzione: questo non significa che non abbia un altro dono, talento, ministero da esercitare. Sarà un ottimo pastore, un valido evangelista, un eccellente dottore. Ma non un profeta.

I profeti di oggi, lungi dall’ammettere i loro limiti, contano sull’oblio: una profezia fallita si può sempre accantonare, aggiustare, dimenticare. Tanto non esiste memoria collettiva: i credenti, sempre più presi da tronisti e veline, applicano alla vita di fede la stessa formula che usano per i telegiornali: la predicazione e la profezia, come le notizie, si ascoltano e si dimenticano. Chissà che fine ha fatto l’aviaria: eppure continuiamo a credere a chi aveva lanciato un allarme così massiccio. Chissà che fine ha fatto il millennium bug, che aveva preoccupato i computer nel passaggio al 2000: eppure continuiamo a credere a chi ce l’aveva raccontato. Gli stessi che continuano a credere e dare spazio a chi aveva detto “ho il nome del colpevole di Cogne”.

Restiamo convinti che la fede, rispetto alla televisione, si meriti una maggiore serietà, una maggiore attenzione, una maggiore riverenza. E non sarà un profeta a farci cambiare idea.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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