riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Bibbie su misura

Posted by pj su 3 gennaio 2007

Se qui in Europa la sfida dei cristiani è quella di convincere a leggere la Bibbia, negli Stati Uniti la situazione vede le case editrici impegnate a convincere i lettori a usare la loro Bibbia.
Sì, perché ormai – come segnala Panorama di questa settimana in un articolo – il volume classico, quello con la copertina in pelle e la rilegatura in brossura, con le cartine in fondo (sollievo di generazioni di bambini durante le prediche più lunghe), non basta più. O almeno, come avrebbero detto qui da noi, “si può dare di più”.
La Bibbia, negli Stati Uniti, è un successo editoriale continuo. Il 90% delle famiglie ne ha una o più di una, un po’ come da noi il televisore. Eppure il Testo sacro continua a vendere, e molto: anche nel 2006 è stato il volume più venduto da quelle parti, più ancora di Harry Potter. Se poi venga davvero letta, è un’altra questione

Le case editrici hanno messo il discorso sul commerciale, e hanno puntato sulla personalizzazione. Così è nata la Bibbia per surfisti (probabilmente impermeabile) e quella per scalatori, con il formato di una cartina geografica; la Bibbia per ragazze, accattivante come Vogue, e quella per i fissati della dieta (evidentemente non commestibile).
Ma non è solo questione di formato, anche il messaggio cambia da Bibbia a Bibbia: se il significato resta lo stesso (“in senso lato”, precisa Panorama: e c’è da preoccuparsi), il resto è lasciato all’estro dei copywriter, degli autori, dei traduttori. Così ogni Bibbia adatta il messaggio al suo target, al suo pubblico di riferimento, e ognuno ci troverà evidenziato ciò che più ha a cuore, dalla cura del corpo alla dieta biblica.

Giusto? Sbagliato? Non è sbagliato, in partenza, proporre un prodotto che raggiunga il pubblico: se così non fosse, non avrebbe nemmeno senso tradurre la Bibbia nella propria lingua. Ma c’è un limite, e questo limite è dato non tanto dal motivo (economico, in questo caso), ma dal contenuto. Tradurre la Bibbia, adattarla, impostarla in una certa maniera è corretto, ma senza far perdere il senso al testo. Se lo scopo della lettura biblica diventa “scoprire cos’hanno in mente i ragazzi”, “farsi belle”, o “una dieta sana”, allora si è perso di vista il contesto. La Bibbia comunica un messaggio, che non è “sii felice come vuoi”, ma “sii felice con Dio, perché è l’unico modo per essere davvero felici”.

Ben venga la versione impermeabile, o la traduzione in sardo, dalmata o genovese. Purché racconti quel che Dio ha voluto raccontare nel meraviglioso testo che ci ha lasciato. E non ciò che noi vogliamo sentirci raccontare.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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