riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Inosservato ancora oggi

Posted by pj su 22 dicembre 2006

E come ogni anno, anche per questo 2006 siamo giunti a un passo dalle feste. Un periodo che ogni anno si allunga (ormai si può dire che comincia a fine ottobre, con le prime luminarie nelle vie), e aumentando di quantità stempera il suo significato.

Negli articoli pubblicati sui giornali nel corso di questi ultimi due mesi sono stati davvero pochi i riferimenti alla nascita di Gesù. Si è parlato molto – e noi stessi abbiamo parlato, di conseguenza – di presepi che non si vendono più nei negozi, di presepi che non si fanno più a casa, di presepi violati da parlamentari poco onorevoli; si è parlato di alberi; si è parlato di Babbo Natale, di raduni dei Babbi Natale, di storie umane legate ai Babbi Natale; si è parlato dei paesi del nord Europa, di Finlandia, di Lapponia, di Napapijri e Rovaniemi; si è parlato di canti di natale, prima eliminati e poi recuperati nella scuola di Bolzano, di canti che negli Stati uniti non si possono nemmeno suonare (perché anche la musica, si sa, ha una sua valenza); si è parlato di sommosse popolari per gli alberi negati negli aeroporti. E poi si è parlato di regali: normali, strani, di tendenza, egocentrici ed egoistici; pagine e pagine dedicate a dare spunto a chi ancora non sa come adempiere al proprio obbligo di dono. E si è parlato di film, come sempre: scollacciati come da tradizione, ma anche a tema, o comunque di buoni sentimenti.

Si è parlato, si è parlato molto. E spesso in maniera polemica: chi rivendicava un diritto come maggioranza, chi rivendicava il diritto della minoranza a non essere assimilata nella festa maggioritaria, chi si inseriva proponendo di aggiungere anche la sua festa a quella più nota.

Se poi avete fatto un giro per la vostra città, avrete visto il comportamento delle persone, prese dalla nevrosi del regalo.

Peccato, davvero un peccato. Perché se c’è una caratteristica che il natale – chiamiamolo così – dovrebbe avere, è proprio la serenità. Ma per avere la serenità è necessario ricordare il significato del natale, e l’impressione – stando almeno ai giornali – è che ben pochi lo ricordino, presi come sono dall’ultimo pacchetto e dalla decorazione più suggestiva.

Forse però non è solo un problema di memoria. Leggendo anche le statistiche degli ultimi mesi, viene il sospetto che in molti non conoscano la storia del natale, sommersi dalle mille tradizioni (spesso consumistiche) che si sono aggiunte nel tempo alla storia vera.

Una storia che è banalmente semplice, e immensamente spirituale, molto poetica ma davvero poco scenografica.

La storia è tutta qui: un giorno il Figlio di Dio si fece uomo, venne in terra per nascere, vivere, morire e risorgere, tracciando con il suo sacrificio l’unica via che ci può riportare a Dio, e insegnandoci con il suo esempio a seguirla.

Dio si fece uomo. Venne in un posto semplice, in mezzo a gente semplice, passando inosservato a tutti salvo che a quei pochi che si sono impegnati a cercarlo, investendo energie e tempo in questa missione.

È nato così, rifiutato fin dall’inizio e ignorato da tutti: da tutti ma non dal cielo, che ha annunciato la sua venuta con un concerto degno di un re. Eppure i re non c’erano, avevano di meglio da fare: a ricevere l’annuncio c’erano pochi, semplici pastori.

Oggi, venti secoli dopo, viene da chiedersi se ad accoglierlo sarebbero molti di più. Se dietro festeggiamenti, concerti, cerimonie, funzioni religiose, feste, ci sia ancora il ricordo di quel fatto.

Per ricordarlo bisogna conoscerlo. Per non renderlo inutile bisogna che abbia un posto nella propria vita, e non solo una volta all’anno.

Il natale è ricordare tutto questo: il miracolo della nascita di Gesù, il suo cammino terreno, la sua morte, la sua resurrezione.

Il natale è ricordarlo in questi giorni, se si ritiene di farlo, ma anche ogni giorno dell’anno.
Perché il dono di Dio, nella vita di chi lo ha accettato, è per sempre, non solo un giorno all’anno.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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