riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Testi coerenti

Posted by pj su 19 dicembre 2006

“Il sussidiario che parla del natale ma si dimentica di Gesù: in un testo per le elementari li 25 dicembre viene spiegato senza parlare della nascita di Cristo”.

Sembra quasi una battuta, ma – stando al Giornale – succede davvero su un libro per le elementari che è stato adottato in varie scuole. Sei pagine dedicate al natale con i modi di festeggiarlo, le tradizioni dalla Norvegia all’Australia, poesie, quadri, favole e i dolci tipici del periodo. C’è solo un trafiletto, quasi di passaggio, per ricordare che «Natale viene da Natalis, che nella lingua degli antichi romani significava “della nascita”. La parola, infatti, si riferisce al giorno della nascita di Gesù, che si celebra il 25 dicembre». Una descrizione corretta, certamente, ma lacunosa quanto un comunicato della Pravda del tempo che fu.

Alle obiezioni sulla stringatezza della descrizione, l’editrice ha risposto che «La scuola è laica e, in quanto tale, non ha il compito di educare religiosamente i bambini. A questo devono pensare i genitori».

Siamo perfettamente d’accordo: se la scuola è laica, la religione se ne stia a casa. Ma, aggiungeremmo, nel momento in cui la si affronta non si chiudano gli occhi sui riscontri oggettivi di una festa che, fin dal nome, ricorda un evento specifico. Si può non festeggiare il natale, certo: ma in tal caso non si scimmiottino gli usi e i costumi di chi lo riconosce come un momento da celebrare. Si può non parlare del natale, chiaro: ma in tal caso non si affronti nemmeno l’argomento, e lo si lasci davvero ai genitori. Che potranno decidere se parlarne o no, e come farlo.

Dedicare sei pagine a usanze su una festa di cui non si vuole parlare non solo suona paradossale e un po’ ipocrita, ma è controproducente: se non voglio parlare del natale a un bambino che studia su quel testo non potrò non farlo, dato che l’argomento è stato lanciato, e in maniera imprecisa. Se vorrò parlarne nel modo più opportuno, ricordando la valenza spirituale della celebrazione, non sarò avvantaggiato dal fatto che il sussidiario ha dedicato sei pagine a usanze che con la spiritualità non hanno nulla da fare, e che anzi suonano come tradizioni fuorvianti.

Se la scuola è laica, la si consideri tale a tutti gli effetti; se un sussidiario deve essere laico, (e ci si considera in grado crearne uno saltando a pié pari duemila anni di storia, cultura, usi), bene: ma con coerenza.

Altrimenti sarà solo un altro goffo tentativo di cerchiobottismo all’italiana. Che risulta indigesto anche in salsa natalizia.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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