riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Recite e pantomime

Posted by pj su 15 dicembre 2006

Come a ogni natale, insieme al ricordo della nascita di Cristo e a tutto il corollario tradizionale di feste, regali, addobbi, da qualche anno troviamo un altro appuntamento irrinunciabile: la recita scolastica mancata.

La scena si svolge, come sempre, in un istituto scolastico, una delle migliaia di scuole italiane (dalle materne alle medie) dove si svolge la consueta rappresentazione di fine anno. Tra canti, poesie e coreografie non può mancare uno o più riferimenti diretti all’episodio clou del natale: che, a scanso di equivoci postecumenici, non è il volo di Babbo natale con le sue renne, ma la nascita di Gesù.
Di solito, tra le migliaia di scuole del Paese, ce n’è sempre una più sensibile delle altre, dove il corpo docente – più realista del re – prende a cuore le possibili reazioni degli studenti non cristiani di fronte all’affermazione della divinità di Cristo. Va da sé: di solito i bambini si preoccupano poco della questione, e l’atmosfera festosa viene vissuta da tutti, che siano cresciuti in un contesto cristiano, ateo, celtico, musulmano. Ma per le maestre non è così, e allora – in quella solita, singola scuola – chiedono di eliminare dalla recita gli elementi che ricordino la divinità di Gesù. Che, tradotto in termini quotidiani, sarebbe un po’ come una festa di laurea senza le felicitazioni, il compleanno senza gli auguri, una cerimonia senza i ricordi. Ma tant’è, le maestre sono convinte di aver fatto il bene di tutti, e amen. Alla consueta pantomima annuale si aggiunge, comunemente, il colpo di scena finale dell’imam locale, che con un abile tempismo mediatico è pronto a dichiarare attonito che “ai musulmani il natale non dà fastidio”.
Fine della scena, giù il sipario. Quest’anno è successo a Bolzano (peraltro, poi, il veto è stato ritirato di fronte al clamore della vicenda: la recita si farà, e si canterà anche Stille Nacht), il prossimo anno chissà dove.

Difficile stabilire una posizione condivisa e definitiva che sancisca i termini della corretta convivenza, specie quando si tratta di luoghi pubblici; tantopiù quando questi luoghi sono “sensibili” come le scuole. Per questo viene da chiedersi fino a che punto la convivenza richieda l’omologazione a un minimo denominatore, e quando invece sia la somma dei valori dei singoli componenti.
Insomma: non deve festeggiare nessuno, o devono poter festeggiare tutti? È un problema aperto su cui, ovviamente, esistono dieci posizioni, cento opinioni e mille sfumature.

Da qui si affaccia un’altra questione: siamo tutti uguali di fronte alla legge, certo. Ma uguali in assoluto, o proporzionalmente alla propria rappresentatività? Accettare il veto di una esigua minoranza alla volontà della maggioranza non sarebbe una scelta altrettanto antidemocratica del non accettarlo?

Per questo fanno specie i “no” di principio: alle recite, alle visite, alle iniziative di qualunque provenienza religiosa, per quanto corroborati da qualche norma (anche perché, come noto, in Italia le norme dicono tutto e il contrario di tutto).

La posizione dei “no” pregiudiziali non convince del tutto. Specie quando vengono messe sullo stesso piano presenze infinitesime e realtà che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione e che – nel bene e nel male – hanno caratterizzato secoli di storia e cultura. E non convince non per una questione formale, ma sostanziale.

Gli evangelici sono già visti con diffidenza, come d’altronde tutte le minoranze: la diversità fa paura. Se è ovvio che lasciarsi assimilare dalla realtà maggioritaria non è la soluzione, l’alternativa non è per forza estremizzare la propria differenza schierandosi per principio su posizioni “contro”.

Come cristiani dobbiamo fare sempre attenzione a non perdere di vista l’obiettivo finale: che non è contestare o difendere un principio normativo, ma ottenere. Gli arroccamenti, specie se espressi con un tenore bellicoso, in questo periodo storico ricordano all’opinione pubblica la reazione di certe frange islamiche, e non possono quindi non provocare una presa di distanza nei confronti della nostra realtà.
Non possiamo sperare nella solidarietà e nella simpatia dell’opinione pubblica (un primo passo necessario, se vogliamo trovare disponibilità e apertura nei nostri interlocutori) se ci comportiamo da padroni di casa, per quanto citando leggi e regolamenti. Esistono modi diversi di esprimere il proprio dissenso, come abbiamo riportato ieri su queste colonne.

E poi non ne abbiamo nemmeno bisogno. Possediamo un ingente patrimonio morale e spirituale, per cui possiamo permetterci di essere propositivi: come evangelici abbiamo una storia, una cultura, una presenza che – per quanto minoritaria – non ha bisogno di battaglie estremistiche ma di una comunicazione efficace, capace di far conoscere i valori, la solidità, la serenità di un piccolo popolo che ha tanto da proporre a una società allo sbando.
Sì, perché si può presentare la propria identità in positivo, senza guerre di posizione e senza compromessi, semplicemente vivendo con coerenza cristiana e proponendo serenamente i propri valori nella realtà che ci circonda.

Probabilmente nessuno pensa di ignorare duemila anni di storia e i rapporti di forza che viviamo oggi in Italia, anche se a volte alcune posizioni che emergono ricordano una cultura dello scontro che speravamo seppellita con gli anni Settanta. Questo, sul piano comunicativo, preoccupa: l’esempio dei risultati ottenuti da chi ha usato questa strategia trent’anni fa sono sotto gli occhi di tutti: divisione, paura, ferite ancora aperte. Se la storia insegna qualcosa, sarebbe il caso di rifletterci su.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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