riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Greco e moderno

Posted by pj su 8 novembre 2006

“Salvate il greco e il latino”: un invito che arriva da Roma e che non dovrebbe lasciare indifferenti nemmeno gli acattolici. È naturale che sia il vaticano a preoccuparsi in primo luogo per la sempre minore conoscenza delle lingue classiche? Apparentemente sì, dato che lo si considera il principale depositario della cultura classica europea. Eppure tutti i cristiani dovrebbero sentire il peso per la perdita di contatto con il greco (principalmente; ma anche con il latino).
Nei giorni scorsi è stata festeggiata – o, a seconda dei casi, dimenticata bellamente – la festa della Riforma, quel 31 ottobre 1517 dal quale si fa partire convenzionalmente l’entrata in scena delle tesi di Lutero. Una riscoperta della Sacra Scrittura come testo principe per il cristiano, per ogni cristiano, per ogni singolo cristiano. La riscoperta dell’impegno morale (e spirituale) a restare in contatto con il messaggio che Dio ha lasciato all’uomo attraverso i suoi servi, un messaggio sempre attuale, un messaggio valido ancora oggi, e che quotidianamente parla a ognuno dei suoi figli.

Eppure per garantire la modernità e la comprensibilità di questo messaggio a quasi duemila anni di distanza dalla chiusura definitiva del canone (ossia, dalla redazione dell’ultimo libro della Bibbia), è necessario tuffarsi nell’antico. Sembra un paradosso: per consentire alla società contemporanea di leggere la Bibbia in lingua corrente, bisogna conoscere e padroneggiare il testo originale. Non basta la capacità di scorrere l’alfabeto greco, né è sufficiente un testo interlineare per scoprire la corrispondenza dei vocaboli. È necessario essersi esercitati sui classici, conoscere grammatica e sintassi, dominare i “false friends”, vocaboli che nelle due lingue sembrano simili ma hanno significati completamente diversi tra loro.

Non basta improvvisarsi conoscitori, e non basta nemmeno la passione: per conoscere il greco serve lo studio, la logica, l’applicazione, l’esercizio. Se il liceo classico è un primo passo, ma è solo un’infarinatura, si capisce la scarsa utilità di un corso rapido.

Il greco va salvato, altroché. Basti pensare a cosa sarebbe la nostra comprensione della Bibbia se dovessimo usare come traduzione quella di Diodati del Seicento, con vocaboli in disuso e altri che hanno ormai assunto significati diversi da quello che si usa oggi. Ne va quindi non solo della nostra cultura, delle nostre radici. Ne andrà della nostra fede, se domani non avremo qualcuno in grado di rendere nella maniera più corretta il significato della Parola di Dio.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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