riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Mondi nuovi già vecchi

Posted by pj su 27 ottobre 2006

È arrivato il neoilluminista a spiegarci la vita. «La fede religiosa minaccia la nostra esistenza», attacca Sam Harris in un saggio politicamente scorretto (così lo definisce il Corriere) pubblicato in Italia da una casa editrice sufficientemente complottista per accogliere un pamphlet diretto e senza remore.

Il concetto di base è che la fede – sia essa cristiana, musulmana, ebraica – non serva, e anzi sia un pericolo per l’umanità. Dopo vent’anni di studi comparati sulle religioni, Harris si è fatto l’idea che ogni religione è a rischio-estremismo, e che il terrorismo sia dietro la porta di ogni credo. Non solo l’islamismo, quindi, ma anche il cristianesimo (che in passato non ha vissuto momenti troppo tolleranti) e l’ebraismo, con quella sua autovocazione a popolo eletto.

«Dovremmo deciderci a riconoscere che tutti gli uomini e le donne ragionevoli hanno un comune nemico: la fede stessa». L’alternativa è la guerra globale.

E non è una soluzione nemmeno la tolleranza, o la moderazione, che sono solo «il frutto di molte mazzate della modernità, che hanno messo in dubbio i dogmi della fede».

La soluzione? Secondo Harris, etica e spiritualità devono avere un’applicazione, ma in campo laico: costruire un mondo di comunità solidali e fondate sul bene comune.

Harris viene definito un neoilluminista. Ma di nuovo, nel suo pensiero, c’è davvero poco. Non è nuova l’avversione alla fede: partendo dai tempi di Noè, in ogni epoca e in ogni luogo del mondo c’è stata una componente – minoritaria o maggioritaria – che ha contrastato o irriso l’idea di un dio, di una fede, di una fratellanza spirituale.
E d’altronde ha diritto d’asilo chi si oppone a questi concetti: la fede infatti non è un obbligo, ma un privilegio dato a chi lo desidera, non certo a chi ritiene di poter fare da sé.

Non è nuova nemmeno l’accusa di violenza, sferrata dallo scrittore alle religioni: ogni religione si è fatta il suo curriculum di guerre, drammi, ingiustizie. Perché la religione non è la fede: è un insieme di regole codificate che influenza la società, e quando perde di vista la sua componente spirituale diventa una ideologia qualsiasi, con tutti i difetti di ogni proposta politica.

Sul fatto che la tolleranza sia solamente un “voglio ma non posso” delle fedi (sono tollerante perché non sono maggioranza e quindi non posso imporre il mio estremismo), o come frutto di una frustrazione data dal modernismo, l’argomento è interessante ma non esauriente: la tolleranza come risultato di una fede ponderata esiste, se come archetipo e paradigma di “homo religiosus” non prendiamo solamente i fondamentalisti. Se non esistesse la tolleranza, la fine dell’umanità vaticinata da Harris sarebbe arrivata molto tempo prima che l’autore avesse avuto la possibilità di esprimere la sua teoria.

Niente di nuovo, invece, nemmeno in merito alla soluzione proposta: costruire un mondo nuovo è stato il manifesto e l’utopia di tutte le dottrine, religiose e laiche. Lo voleva – per restare solo ai tempi più recenti – anche il nazismo, e lo voleva soprattutto il comunismo, che usava (sorpresa!) proprio gli stessi concetti e quasi le stesse parole di Harris: una serie di comunità solidali e fondate sul bene comune senza le moleste e perniciose infiltrazioni di qualsivoglia tipo di fede.
Il risultato è stato paradossale. L’idea stessa di benessere comune si è fatta prima fede, poi si è cristallizzata nella religione: una religione “sorda, cieca, muta e assurda”, proprio come dice Harris. E ogni obiezione a questa fede veniva bloccata dall’estremismo religioso delle “guardie della rivoluzione”, zelanti nel fermare ogni dissidenza: proprio come i farisei di ogni confessione religiosa.

Con un’aggravante: Stalin, Pol Pot, Kim Yong Il lo facevano (o lo fanno) in nome della ragione.

La “nuova società” che era stata prospettata e che si era voluta creare, insomma, è finita per somigliare troppo a quella vecchia. Una religione politica ha sostituito la religione spirituale. Con quali vantaggi, è sotto gli occhi di tutti. Altro che mondo nuovo.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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