riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Scuse inglesi

Posted by pj su 5 ottobre 2006

«La svolta degli anglicani: Dio non è più “Signore”», titolava il Corriere della Sera ieri, spiegando che in un documento ufficiale della chiesa anglicana viene chiesta la fine della “prevalenza maschile” nel nominare Dio, perché – nientemeno – sarebbe una delle cause della violenza domestica che attanaglia la Gran Bretagna con seicentomila denunce all’anno.

Quando si vuole trovare una scusa, la si trova. Ne siamo esperti tutti, a livello personale; il problema è quando la scusa diventa un’abitudine a livello più elevato, da parte di chi, anziché cercare alibi, per la posizione autorevole che ricopre dovrebbe dare un’interpretazione più oggettiva e imparziale possibile, e invece tenta di giustificare le proprie posizioni, raccontare la realtà, spiegare gli effetti distorcendo le cause.

La chiesa anglicana, con tutto il rispetto, negli ultimi anni ha preso posizioni decisamente anomale per una chiesa che si definisce cristiana; nella teologia liberale – quella che, per capirci, considera la Bibbia poco più di un utile consiglio, anziché la norma di vita del cristiano – è abbastanza comune rilevare posizioni che fanno a pugni con quel che la Bibbia dice, posizioni ovviamente giustificate da una dotta disamina di testi e di situazioni contingenti che spingono “inevitabilmente” in una certa direzione.

In merito alla decisione di questi giorni, viene spontaneo pensare che dare la colpa a Dio è fin troppo semplice: da qualche secolo, ormai, non reagisce con irruenza fulminando chi lo offende, o aprendo la terra sotto i piedi dei blasfemi; perfino la coscienza sociale, in merito, si è assopita, e pochi dimostrano di essere turbati di fronte al turpiloquio o alla bestemmia.
Quindi, se la società volge in una direzione sbagliata, se la violenza domestica si fa preoccupante, se la mancanza di rispetto per la persona, per la vita, per il più anziano porta a fatti di cronaca (e, a volte, di sangue), se la famiglia si sfascia per un approccio troppo “leggero” verso il matrimonio, se il senso di responsabilità è ormai stato abbandonato a favore di una società di balocchi e diritti, la cosa più semplice è prendersela con Dio. Non con la chiesa, che forse ha chiuso gli occhi per troppo tempo di fronte ai nuovi, preoccupanti fenomeni sociali; non con i singoli, il cui egoismo ostentato porta a buona parte dei drammi quotidiani; non con la politica, che cerca soluzioni alternative alla società tradizionale senza una direzione chiara, provocando una confusione mai così marcata. La colpa è di Dio che ci ha creato. Esattamente come la colpa degli incidenti stradali è di chi costruisce le auto e non di chi le guida, la colpa degli omicidi in crescita è di chi vende le armi e non di chi le us,la colpa per le tossicodipendenze è di chi produce le sostanze, non di chi le vende o le usa a sproposito, la colpa dell’odio verso il diverso sta nell’immigrato, e non in chi non ha insegnato l’altruismo, di cui la tolleranza è una componente.
È semplice prendersela con gli altri: libera dalle responsabilità e individua un capro espiatorio a costo zero.

Di colpe a Dio ne sono state ascritte tante nel corso dei secoli, ma quella inventata dall’arcivescovo anglicano è forse la più originale. La colpa della violenza domestica in Gran Bretagna sarebbe il fatto che troppo a lungo ci siamo ostinati a chiamarlo Signore e non signora, Lui e non lei. E magari anche Buon Pastore e non buona pastoressa, Redentore e non redentrice, Eterno e non eterna. È Dio stesso, o il suo traduttore, ad averci inculcato una mentalità troppo maschilista.

Sì, è colpa sua: ha un nome sbagliato. Vero che nella Bibbia, dalla prima all’ultima pagina, lo stesso Dio invita i suoi figli all’amore, alla pace, al perdono, alla riconciliazione. Ma cosa importa tutto questo, se poi il nome è maschile?
Sì, sì, deve essere proprio colpa sua, non c’è altra spiegazione.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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