riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Hippie all’addio

Posted by pj su 21 luglio 2006

Pare che i figli dei fiori comincino a morire: d’altronde chi negli anni Sessanta aveva vent’anni, oggi ne ha sessanta e più, per cui la notizia assumerebbe un tono di banalità, se non ci fosse un fatto collaterale particolarmente curioso. Eh sì, perché se gli hippie hanno vissuto sempre (o almeno la loro gioventù) all’insegna della rottura delle convenzioni. Una rottura che ha fatto epoca, e che al tempo si è declinata, nel concreto, con un desiderio sfrenato di libertà nei rapporti sociali e in quel nomadismo immortalato da Kerouac nei suoi libri. Potevano, gli hippie di allora, non stupire anche oggi? Ovviamente no, e infatti negli Stati uniti si comincia a fare i conti con le ultime volontà di chi per tutta la vita ha fatto della non convenzionalità la sua filosofia di vita. E le ultime volontà di chi non ha avuto regole non poteva stare alle tradizioni: per questo le pompe funebri statunitensi si ritrovano a esaudire le richieste più strane. Ma a quanto pare non sono solo gli hippie ad avere richieste particolari per l’ultimo saluto: tutta la generazione è stata permeata, volente o nolente, da quella informalità che magari in vita non avevano abbracciato, e ora chiedono un rito funebre a teatro davanti a una banda, o su un campo da golf per celebrare la propria passione principale, o con un furgoncino da gelataio per rifocillare parenti e amici dopo la cerimonia.
Riti macabri? Forse in parte; o forse un modo per portare la morte più vicina alla vita, e magari un po’ più allegra. Gli eccessi sono poco raccomandabili, ma è vero che il funerale come viene visto oggi è decisamente un peso per chi vi partecipa: parole da dire o da non dire, imbarazzi, ricordi in chiave positiva (spontanei o forzati) del defunto, e poi i gesti ieratici del celebrante, il doloroso distacco della tumulazione. Nessuno, credo, ci va volentieri. E allora diventa comprensibile da parte di chi sarà protagonista (suo malgrado) della cerimonia, pensare di alleviare peso e dolore ai convenuti.

Niente di male nel voler alleggerire questo peso, purché tutto resti entro i limiti del buonsenso. In fondo proprio i funerali evangelici sono sempre stati i meno convenzionali: penso che tutti abbiano visto qualche film dove a New Orleans il feretro è accompagnato al cimitero dalla banda che suona Gospel, blues, jazz. Il funerale non è una festa, e non può nemmeno esserlo nella sua sostanza, anche quando – come cristiani – abbiamo la certezza sulla sorte del defunto. Ma può essere comunque più sereno, più leggero. Più umano.
Anche se in fondo è sempre meglio lasciare un ricordo lungo anni, un ricordo di amore, di pace, di dedizione a Dio e al prossimo che durerà altrettanto, piuttosto che una cerimonia che si esaurisce in un giorno.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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