riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Più della censura

Posted by pj su 14 giugno 2006

Quarant’anni esatti orsono, il 14 giugno 1966 Paolo VI aboliva l’indice dei libri proibiti, istituito nel 1559 da Paolo IV per “tutelare” i cattolici da testi che potessero fuorviarli. Tra questi c’era anche la Bibbia, che nessuno poteva leggere in volgare senza una licenza speciale del Sant’Uffizio, licenza che non veniva comunque rilasciata a chi non conoscesse il latino. L’Indice è cambiato nei secoli, aumentando e diminuendo nel numero di scritti proibiti, ma è stato abolito – appunto – solo quarant’anni fa.

Una data importante, quindi, e non solo per i cattolici: il fatto di non poter leggere alcuni libri – in particolare la Bibbia – significava anche bloccarne la diffusione, rendendola commercialmente svantaggiosa. Un indice di libri proibiti non è un’idea unica nel panorama mondiale: ogni regime ha preso e messo in pratica l’insegnamento, eliminando i libri che considerava “dannosi” oppure testi che minacciassero la propria permanenza al potere.
La censura preventiva, insomma, che in un modo o nell’altro viene ancora oggi esercitata ampiamente nel mondo.

In fondo l’idea di segnalare i libri vietati non è così lontana nemmeno in situazioni molto più vicine a noi. La tentazione è sempre forte, da parte di chi detiene un barlume di autorità. Perché vietare è più comodo che spiegare, eliminare è più semplice che argomentare. Sicuramente ci sono delle motivazioni, e possiamo anche intravederle, nel divieto di leggere il Decameron di Boccaccio, opera che all’epoca (a dire il vero, fino a quindici anni fa) poteva essere considerata oscena (vabbe’, oggi siamo abituati a ben di peggio). Sicuramente c’è un motivo nel mettere al bando il libro di chi propone una dottrina eretica, nel senso di contraria alla verità biblica. Sicuramente è opportuno, per non turbare le menti più sensibili, scoraggiare la lettura di opere che possono dare una prospettiva sfalsata della realtà.

Ma – ed è questo il punto – esiste modo e modo. Vietando, spesso, non si ottiene una tutela di chi vogliamo difendere: si lascia semplicemente nell’ignoranza e alla mercè di altri e peggiori profeti. Senza contare che, impedendo la lettura (o la visione, la fruizione in generale) si finisce talvolta per ottenere l’effetto opposto: il divieto attira.

E allora? Allora esiste un’arma più potente della censura, dell’indice, del divieto verso un libro, un film, un convegno, un pensiero, una frequentazione che si classificano come “pericolose”. L’alternativa è la conoscenza. Quella “cultura” il cui solo nome mette sulla difensiva molti cristiani, convinti che “ci basta la Bibbia”, o che “più si conosce, più si rischia”. Il problema, semmai, è il contrario. Vivendo nella società dell’informazione a flusso continuo, conosciamo già più di quanto in epoche passate si potesse immaginare. Non possiamo, quindi, limitare la conoscenza, che già arriva nelle case di tutti: né avrebbe senso farlo solo con una parte della conoscenza, ossia quella che passa per le chiese: oggi chiunque può informarsi su libri, dottrine, idee, senza per forza passare per il pulpito, e si illude chi pensa esista ancora un controllo ecclesiastico sul pensiero cristiano. Ma non è un male, alla fin fine. Il problema nasce, è sempre nato, e sempre nascerà, non dalla conoscenza tout court, ma da una conoscenza ACRITICA, scollegata da un contesto, una conoscenza paradossalmente “ignorante”. Sapere che esistono i vangeli gnostici non è un peccato: è un errore scoprirlo senza sapere perché questi vangeli non possono fare testo per la nostra fede. Non è un peccato parlare con un testimone di Geova: l’errore è non sapere il contesto in cui tra le beatitudini leggiamo “beati i mansueti perché erediteranno la terra”, e quindi farsi l’idea che resteremo qui, sulla terra.

La cultura è importante. Nessuno, per paura che qualcuno possa tagliarsi un dito, chiede la messa al bando di tutti i coltelli. E la cultura, a tutti gli effetti, è un’arma, che oggi è facilmente a disposizione di tutti e si trova a ogni angolo: per evitare che qualcuno possa farsi male la soluzione non è disarmarlo e scortarlo vita natural durante per evitare che se ne impossessi, ma insegnargli a usarla. Come? Dandogli gli strumenti necessari per usarla a proprio vantaggio.

E allora ben vengano le letture, il confronto, i forum, il dialogo, il dibattito, purché ci sia anche chi conosca l’argomento, e gli altri siano disposti a sfruttare questo suo potenziale anziché arroccarsi – nella peggiore tradizione evangelica – sulle proprie posizioni.

Certo, è più faticoso stare a discutere con un credente piuttosto che rispondere “perché sì”. Ma è la sola soluzione per creare cristiani maturi, e non bambini perenni, deresponsabilizzati, superficiali, senza interessi né passioni, che rischiano la vita giocando al piccolo chimico alla ricerca di qualche emozione in più.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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