riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Tolleranza cristiana

Posted by pj su 30 maggio 2006

L’Italia si sveglia, ogni mattina, sempre più multietnica: 184 nazionalità diverse popolano e colorano le città e le campagne, spesso dando un contributo importante sul piano economico allo sviluppo del nostro paese. Spesso gli stranieri sono lavoratori che non si creano troppi problemi, e accettano anche occupazioni di solito rifiutate dagli italiani: tra gli operai e i braccianti, per esempio, si sente ormai parlare quasi solamente in lingue estere.

Dove più, dove meno, gli stranieri sono ovunque; 41 su mille, in media, significa che 4 su cento, uno ogni 25; e questo, senza contare i tanti “non in regola” (probabilmente più numerosi dei regolari) e coloro che ormai figurano come cittadini italiani. Facendo due conti, non c’è niente di strano se in ogni classe scolastica ci sono ragazzi stranieri, e se quindi anche le scuole si trovano ad affrontare problemi logistici e pratici, ma anche qualche imbarazzo.

Il problema della multietnicità ci porta dritti dritti a un problema pratico. Ogni popolazione ha i suoi usi e le sue abitudini; a volte anche una religione diversa, e in certi casi porta in Italia pratiche che da noi sono considerate strane o fastidiose, se non addirittura immorali e inaccettabili. In certi casi si tratta di pratiche illegali, pensiamo alle mutilazioni femminili. Ma anche la poligamia, per fare un esempio meno cruento. In altri casi, invece, si tratta di abitudini diverse: c’è chi prega cinque volte al giorno, magari rumorosamente, o pratica macellazioni diverse dalla nostra (magari più sane).
Finché la pratica resta personale, il problema si pone relativamente: per una tradizione assodata, a casa sua chiunque può fare quel che vuole, e spesso lo dimostriamo noi stessi con i nostri comportamenti poco civili tra le mura domestiche, che i vicini mal sopportano: il volume della televisione alto, allarmi che suonano, parcheggi poco regolari.

Diversa è la situazione quando ci troviamo di fronte a un problema di convivenza, e quindi quando le differenze assumono un carattere pubblico. Alla mensa scolastica c’è chi non mangia carne, chi certe specifiche carni, chi non le mangia certi giorni, chi certi periodi dell’anno non mangia. Ci sono feste discordanti. Ci sono differenze culturali che portano a comportamenti intolleranti nei confronti dell’altro (o dell’altra, in molti casi).

Che fare, in questi casi? Venire incontro, accettare la differenza e farsi in quattro per mettere a proprio agio, o ribadire la propria identità e il concetto che “chi viene da noi, deve adattarsi alle nostre abitudini”?
Sono problemi con cui ci confrontiamo da almeno vent’anni; hanno portato a reazioni estreme, da un lato l’integralismo politico del rifiuto totale del diverso, dall’altro il “pensiero debole” dell’accettazione supina, che mette in discussione le proprie abitudini per far posto a quelle altrui.

Ma il cristiano? Il problema non è secondario: non tollerare significherebbe non dimostrare amore, e quindi venir meno alla nostra chiamata. Tollerare qualsiasi cosa significherebbe mettere in dubbio i nostri principi, e quindi – anche qui – non adempiere al nostro mandato.

Anche in questo caso, come in molti altri, il comportamento cristiano richiede quell’amore che ci permette di vedere l’altro nella giusta ottica, di non fare nulla per spirito di parte o per reazione, ma per comunicargli quel messaggio transculturale che è la speranza e l’amore predicato dal Messia. L’odio porta odio, l’intolleranza porta intolleranza. Lo stesso precetto biblico si può rispettare e proclamare in due modi diversi: con amore, o con

E nel concreto, il comportamento cristiano non richiede integralismi ma equilibrio. Quell’equilibrio che permette di non scivolare verso l’intolleranza, ma allo stesso tempo di non accettare l’intolleranza altrui.

—————————-

Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: