riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Evangelici sul Corriere, risse in tv

Posted by pj su 23 gennaio 2006

Evangelici sul corriere – Un articolo tra luci e ombre, come ormai il Corriere ci ha abituato da tempo. Le ombre, peraltro, pervadono il titolo: “Così gli evangelici rubano i fedeli a papa Ratzinger”. Potrebbe sembrare un articolo tratto da un periodico gesuita, più che dal settimanale del Corriere della sera. E poi, come sempre, l’uso del termine “sette”, per definire gli evangelici.

Ma ormai ci siamo abituati, temo: ricorderete forse con me, a firma dello stesso autore, l’articolo di cui abbiamo parlato ormai più di un anno fa, in un ritratto incrociato tra Adriano – evangelico, ma evidentemente piuttosto soft – e Ricardo Kakà, descritto come evangelico fervente e, tra le righe, canzonato per questa sua devozione e la sua lontananza dalle discoteche, dalle veline, dalle “cattive compagnie”.

In questo nuovo articolo, pur permanendo uno scetticismo di fondo sul movimento evangelico, ci sono dei dati oggettivi, e già non è poco per un giornale di un paese come l’Italia, che confonde bellamente fede e religione, evangelici ed evangelisti, pastori e preti.
Ma al di là dei dati sulle conversioni in Brasile, che ormai sono noti, è interessante la riflessione sui perché della scelta di conversione. In ambienti dove la vita è una lotta quotidiana per la sopravvivenza e la società mostra il suo lato peggiore, la fede è l’unica soluzione. E ovviamente la ricerca non volge verso riti e funzioni delle chiese secolarizzate, ma verso le realtà che possono offrire qualcosa di reale. Che poi, purtroppo, sia spesso di moda la “teologia della prosperità”, e che questo sia forse uno stimolo (carnale) a una scelta di vita cristiana, questo è un dato di fatto.
Se poi il giornalista, a sua volta, parlando di pentecostali non sa distinguere tra spirituale ed esoterico, urla e grida di lode, trance ed estasi… be’, è un altro problema. La speranza è sempre quella che il lettore sia aperto e ragionevole: quanto – e, in certi casi, di più – di chi scrive.

Punizioni e ragioni – Il sindaco di New Orleans è sicuro: Dio è infuriato con gli USA e per questo ha mandato l’uragano Katrina. Ed è infuriato perché gli USA sono in Iraq senza una buona ragione.
Niente di strano che Dio sia infuriato con l’America, come pure con l’Europa, l’Africa, l’Asia e l’Oceania. Sull’Antartide forse ancora si astiene. Il problema è capire perché sia infuriato. Non so se sia per l’intervento in Iraq, o magari per la linea politically correct che ormai impone di non citare Dio o di pregare in pubblico, o perché alcuni “pastori” spesso pensano più ai soldi che alle anime…

Domenica in – Ci risiamo. Domenica In ha esagerato di nuovo, invitando in trasmissione due personaggi che la gente ama per il loro atteggiamento da attaccabrighe. Tutti i programmi ne hanno uno, dato che la rissa fa audience: il problema è quando se ne invitano due insieme, e ieri è successo proprio nel programma più popolare della televisione pubblica.
Ne è nata una pantomima di minacce, insulti, offese in diretta, che ha spiazzato la conduttrice, che è ingenuo pensare non sapesse (e se non sapeva, forse è il caso riveda la sua posizione). Ne sono seguite le scuse, come da copione, e le accuse della dirigenza della Rai.
Nel corso dello stesso pomeriggio, un personaggio di dubbio gusto ipnotizzava in diretta un altro personaggio di dubbio gusto, con gran pianto finale. Insomma, un dramma: e il tutto davanti a milioni di spettatori. Bambini inclusi.
Insomma, a quanto pare, il pomeriggio popolare non è più tanto popolare.

Non stiamo a ripetere le solite geremiadi del servizio pubblico, del canone, del rispetto: se i valori tramontano per chi guarda, tramontano anche per chi produce i programmi.

Una cosa, questa sì, va detta: è ingenuo chi pensa, e ipocrita chi dice, che tutto questo “era imprevedibile”. Se le scene non sono programmate (e anche questo sarebbe da verificare), è comunque altamente probabile che gettando un fiammifero nella benzina, ne venga fuori una bella fiammata. Non ci vuole un abile stratega per scoprire che un’ipnosi in diretta può portare questi e altri effetti (ma ormai sono anni che il personaggio imperversa sulle reti pubbliche), e che due tipi fumantini possono litigare per un nulla. Non ci vuole molto. Sicuramente ci vuole molto meno di quanto paghiamo ogni mese i programmisti Rai che ci propongono queste manfrine per poi rammaricarsi.

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