riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Il gioco del silenzio

Pubblicato da pj su 21 ottobre 2011

Massimo Teodori sul Corriere fa appello a un rinnovato dialogo tra cristiani e laici, per una società migliore. Un dialogo senza preclusioni, da vivere in un contesto democratico: «Se i cattolici vogliono riconquistare il ruolo che spetta loro come significativa forza culturale e sociale per l’ intera nazione – scrive nel suo interventonon possono pretendere di imporre sul terreno politico-istituzionale a tutti, credenti e non credenti, ciò che… chiamano i “valori non negoziabili”».
«Uno Stato laico – prosegue Teodori – è per sua definizione neutrale, il che non significa affatto che è privo di valori ed idealità. Se i cattolici ritengono utile un dialogo fecondo con le componenti laiche, devono abbandonare l’idea che la loro dottrina religiosa è la sola agenzia di rigenerazione morale presente in questo momento di crisi».

Quindi, conclude, il contributo cristiano “si presenti scevro da spinte integraliste“.

Un intervento che, più che un invito, sembra un monito, e che prende in considerazione un dialogo solo se devitalizzato dai principi, quei “valori non negoziabili” su cui si è fondato il contributo politico cristiano degli ultimi anni.

A stretto giro gli risponde, dalle stesse colonne, il teologo Gianni Gennari, mettendo in chiaro i termini: si dialoghi senza preclusioni, purché il termine “dialogo” non imponga, paradossalmente, il silenzio ai cristiani, relegando la loro fede a una questione privata.

«In nome di dialogo e laicità – esemplifica Gennari – si vorrebbe che la Chiesa [cattolica, ndr] tacesse sulla pretesa di identificazione tra matrimonio – come concepito anche dalla Costituzione italiana – e ogni unione di persone, etero o omo fa lo stesso. Si chiedono “diritti civili” delle coppie di fatto? Basterà mutare – la Cei lo afferma da anni – qualche comma del codice civile! No: si vuole l’affermazione di principio che ogni unione è “matrimonio”».

«Se trova una maggioranza che lo affermi – si chiede Gennari – può diventare legge? Certo, ma non con il mio consenso. Nessuno può pretendere, neppure in nome del “dialogo”… il mio assenso democratico a ciò che contraddice la mia coscienza. Oggi ciò vale per le coppie di fatto, etero o omo, e per il fine vita e l’eutanasia. Pretendere altro, in nome del dialogo, è richiesta di silenzio».

Gennari non ha torto a porre qualche paletto chiarendo un concetto non secondario: ridurre la fede a fatto personale significa, di fatto, svilire la presenza e il contributo cristiano alla “rigenerazione morale del Paese”: è proprio in base a quei valori, a quei principi, a quella morale che il nostro intervento trova un senso compiuto; è proprio in base a quel credo e al Libro che lo ha generato che possiamo dire qualcosa di concreto, senza limitarci alle tante belle – ma spesso vuote – parole prodotte dalle teorie, filosofie, ideologie che hanno attraversato i secoli – soprattutto il più recente – portando la società a quel progresso liquido e instabile che oggi chiede urgentemente punti di riferimento certi a chi è in grado di produrre risultati, e non solo illuminanti lalìe.

Ben venga dunque il dialogo, ma solo se viene data la possibilità di esprimersi. Altrimenti il confronto rischia di perdere la sua ragion d’essere, degradando nell’ennesimo, fastidioso talk show dove si parla soprattutto per non ascoltare l’altro.

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2 Risposte a “Il gioco del silenzio”

  1. Giuseppe ha detto

    A me questa storia del dialogo ricorda quanto affermato da alcune coppie, che, parlando del loro rapporto, del quale evidentemente sono contente, dichiarano che loro decidono tutto insieme, che fanno tutto d’accordo.
    In realtà, immagino, che ci saranno occasioni nelle quali l’accordo non c’è affatto ed uno dei due deve accettare, per amore o per forza, quanto voluto dall’altro.
    Questo per dire che anche le persone più sincere e disposte al dialogo a volte non possono accettare quanto auspicato o voluto da altri, per cui servono onorevoli compromessi.
    E’ vero che molti, con la scusa della laicità dello stato, vogliono ridurre al silenzio i cristiani, ma è anche vero che molti cristiani, ed in questo la chiesa cattolica ha il suo tallone d’Achille, hanno la pretesa di cristianizzare il mondo per legge.
    Se poi questa assurda pretesa è fondata su una visone discutibilissima, anche dal punto di vista cristiano, dei cosiddetti temi sensibili, il dialogo diventa veramente difficile.
    Chi ha più buon senso lo usi, credente o meno che sia.

  2. Francesco Abortivi ha detto

    Ci pensavo proprio stamattina… il problema vero è che si chiama “tolleranza”, “dialogo” e “democrazia” il non avere idee, o, se si hanno, il non esserne del tutto certi. Avere idee precise su argomenti precisi spaventa chi non le ha.
    La vera tolleranza e il vero dialogo parte da un principio di parità che implica il rispettare i valori dell’altro, qualunque essi siano. Purtroppo esiste invece una supposta superiorità delle idee non-religiose rispetto a quelle religiose che fa diventare di parte, integralista o arrogante tutto ciò che viene affermato in base a principi di fede.
    Quello che non si vede è che anche l’essere anti-religioso o anti-cristiano è esso stesso un integralismo e che la tanto idealizzata laicità dello stato è un artificio che non ha corrispondenza nella vita reale. Sono più laico se voglio la pena di morte o se non la voglio? Sono più laico se voglio il condono o se non lo voglio? La realtà è che ogni insieme di valori, anche quelli cosiddetti laici, parte da una “fede”, intesa come accettazione dogmatica di principi filosofici.

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