Una decina di giorni fa abbiamo parlato di Dragan, il muratore bosniaco 31enne che aveva salvato due bambini trevigiani di 7 e 10 anni che stavano per annegare: li aveva aiutati a riguadagnare la riva ma non era a sua volta riuscito a sopravvivere. Dieci giorni fa gli era stata assegnata una medaglia d’oro al Valor civile, ovviamente alla memoria.
Venerdì scorso è giunta la notizia di un bel gesto di un’azienda trevigiana, la Eurometalnova di San Vendemiano, che ha offerto un posto di lavoro a Dijana, la moglie di Dragan, dando quindi alla famiglia un sostegno economico stabile. È capitato infatti che, nel corso della raccolta fondi dell’associazione industriali veneti a favore della famiglia di Dragan, la Eurometalnova si sia resa conto di avere una sua fabbrica nella zona dove la famiglia abita, e quindi di poter dare qualcosa di più: «Così ci siamo attivati – ha spiegato al Gazzettino Ezio De Mori, direttore generale dell’azienda – vogliamo dare un contributo concreto di solidarietà».
Piccola nota a margine del (moderatamente) lieto fine: non risulta che le chiese venete si siano attivate a favore del caso. Saremo lieti, naturalmente, di scoprire che non è stato così, e che le comunità cristiane sono state vicine, per quanto a distanza, alla moglie Dijana, a Milica di 10 anni e a Marijana di 4.


