Nelle intenzioni del ministro per l’istruzione, con l’anno scolastico in partenza dovrebbero venir reintrodotti gli esami di riparazione per le scuole superiori, dopo 12 anni di assenza (era il 1995 quando l’allora ministro D’Onofrio li cancellava a favore dei “debiti formativi”). In realtà è un ritorno soft, si parla ancora di “debiti” più che di “riparazione” ma la sostanza è quella di una volta: chi ha un’insufficienza deve dimostrare, a inizio settembre, di aver recuperato le lacune nella materia in questione. La novità è che sarà la scuola a garantire i corsi estivi di recupero, prima dell’esame di settembre, risparmiando ai genitori i costi (salati) delle ripetizioni.
Una buona notizia? Probabilmente sì. Chiaramente nessuno sentiva la nostalgia di quell’incubo di inizio estate che rovinava le vacanze, ma allo stesso tempo si sentiva a scuola l’esigenza di maggiore rigore. Forse, declassificando gli esami a semplici debiti, si è persa la percezione delle lacune. «Dovrei passare con due o tre debiti», hanno risposto alcuni ragazzi, e non certo tra i peggiori, quasi che avere almeno un debito fosse ordinaria amministrazione. Al tempo degli esami, se comunque spesso non c’era la paura per il risultato, quantomeno si percepiva la noia di un’estate sui libri.
Non sarà la panacea di tutti i mali della scuola e della società, ma riproporre gli esami di riparazione potrebbe contribuire a far recuperare quel senso di responsabilità che, ormai, latita a tutti i livelli, in una scuola che sembra sempre di più una quinta per ribalderie telematiche. La scuola è la prima società che si incontra nella vita, e della società sta assumendo pericolosamente i caratteri deteriori: emergono i comportamenti arroganti in tutte le loro forme, mentre il merito e la correttezza vengono messi alla berlina.
Prendere sul serio la scuola, quindi, potrebbe essere il primo passo per un comportamento etico corretto nei confronti della società. Non garantisce ovviamente che un buono studente diventi automaticamente un buon cittadino, ma è evidente che per un cattivo studente l’approccio in questi termini sarà ancora più difficile.


