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Archivio per 5 Settembre 2007

L’ora che non c’è

Pubblicato da pj su 5 Settembre 2007

Farà discutere una dichiarazione di Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, riportata oggi sulla Stampa: «Tutti, a rigore, dovrebbero fare scuola di religione, perché per vivere in Italia è necessario conoscere la religione cristiana che prescinde dalla fede e investe il terreno della conoscenza: solo così si può comprendere la nostra storia, l’arte, la letteratura, in una parola la nostra cultura».

Bagnasco non ha tutti i torti, se il riferimento è agli ormai tanti stranieri che si trasferiscono nel nostro paese: usi, costumi e culture diverse rischiano di entrare in attrito e, magari, di accampare pretese eccessive se non sono chiari alcuni aspetti della storia, della cultura, della vita sociale nel nostro paese. Sotto questo aspetto la cultura cristiana che ha permeato gli ultimi duemila anni della nostra storia è un elemento non secondario, e senza conoscere questi sviluppi è difficile comprendere il perché di tutta una serie di scelte morali, leggi sociali, elaborazioni artistiche. Stiamo parlando, naturalmente, come dice lo stesso Bagnasco, della “religione cristiana che prescinde dalla fede e investe il terreno della conoscenza”, e che è solo un parente alla lontana del senso più intimo del cristianesimo, del mandato evangelico, della chiamata a una fede coerente in Gesù risorto. Chiaramente siamo chiamati a diffondere nel mondo il messaggio di speranza basato sulla fede in Cristo, ma questo non toglie che questo messaggio abbia anche un portato culturale, un corollario legato all’applicazione pratica – sociale, morale, artistica e non solo – di questo messaggio.

È anche opportuno però notare che l’ora di religione oggi non è questo ponte tra culture, non è (né intende essere, a quanto risulta) un filo conduttore che ricollega al cristianesimo le discipline che si studiano a scuola. Sarebbe bello, e sarebbe utile comprendere il perché di certe leggi, di certe abitudini, di certe rappresentazioni artistiche di cui molti, siamo certi, non colgono il collegamento biblico.

In questo contesto sì, raccontare la “religione cristiana” sarebbe utile culturalmente, per dirla con Bagnasco sarebbe «non è un privilegio, non è una benevola concessione, ma un’opportunità». E forse – perché no – un corso come questo potrebbe aiutare a riprendere confidenza con tematiche che i tanti “non praticanti” di ogni età hanno dimenticato da tempo, ma che magari anche solo un semplice quadro potrebbe aiutare a rispolverare.

Sarebbe bello, ma per ora – ahinoi – una proposta simile resta solo un sogno. Un sogno per noi, ma anche per chi dispone degli spazi ma non ha potuto, saputo o forse voluto dare a quell’ora di lezione questa direzione.

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