Un nuovo capitolo, un nuovo impegno per le chiese evangeliche americane: l’ecologia. Suonerà probabilmente strano che l’attenzione delle comunità si rivolga verso un tema così particolare e non strettamente correlato con il loro mandato, eppure negli Stati Uniti pare ci sia una nuova sensibilità verso la salvaguardia della natura, o se preferite del creato.
Che non sia un impegno prioritario probabilmente nessuno lo mette in dubbio: la chiesa cristiana è chiamata a diffondere il messaggio di riconciliazione con Dio, e le altre posizioni sono strumentali a questo scopo primario: siano esse le discussioni sui diritti civili, sulle libertà, sulla laicità. O sull’ecologia, che non ha una parte indifferente nella vita di tutti noi.
Certo, è questione di essere amministratori saggi di ciò che ci è stato donato; ma non solo. Avere un occhio di riguardo per certi temi, in certi momenti, significa anche saper cogliere le speranze, le esigenze, i problemi della società in cui viviamo. Lo scopo primario del cristiano non è quello di migliorare la società ma chi la compone, suggerendo (e non imponendo) che esiste qualcosa capace di cambiare radicalmente e definitivamente in meglio l’esistenza di ogni essere umano. Questo non significa garantirgli salute, ricchezza, prosperità materiale, libertà, democrazia, cibo sano o una natura più pulita. Anche se non sempre sono state sentite come priorità, la chiesa oggi può (e deve) schierarsi contro la schiavitù, come anche a favore l’unicità dell’essere umano, o ancora per la valorizzazione di uno stile di vita sano, ma non sempre la sensibilità sociale si è concentrata su questi diritti: anzi, talvolta sono stati proprio le chiese, le missioni, o singoli cristiani a dare il “la” per uno sviluppo sociale in quelle direzioni.
Ovviamente questo non cambia la sostanza: saremmo venditori di fumo se pretendessimo di garantire risultati materiali alla promessa biblica della salvezza e di una vita (spiritualmente) migliore; sarebbe poi addirittura fuorviante per la nostra missione se queste diventassero priorità nella nostra agenda di cristiani. Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che siamo chiamati anche a essere buoni cittadini, lumi, esempi. Forse nel primo Novecento non si sarebbe badato a della spazzatura buttata per la strada; oggi non è propriamente un esempio di buona educazione o di comportamento esemplare, e farlo porta alla riprovazione sociale. Succede in molti campi: il rispetto reciproco, la serietà negli impegni e mille altri aspetti della vita quotidiana. Tra cui la sensibilità ambientale.
Per il cristiano l’esempio, e la testimonianza, passa quindi oggi anche attraverso il rispetto di tematiche come queste. Trascurarlo potrebbe significare perdere occasioni di essere visti come la luce che la Bibbia ci chiama a essere.


