«L’ora di religione discriminata», titola il Giornale, segnalando che la diocesi di Vittorio Veneto (TV) ha fatto ricorso al Tar contro un liceo del trevigiano che relega la lezione negli orari peggiori (per inciso, le prime e le ultime ore, come da direttive ventennali).
Segno dei tempi. La chiesa cattolica grida alla discriminazione perché le lezioni di religione vengono poste all’inizio o alla fine dell’orario scolastico. “In questo modo se ne vanno anche coloro che non hanno niente contro la religione cattolica”, afferma la diocesi di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, preoccupata evidentemente per la pigrizia dei cattolici del luogo, allettati eccessivamente dalla possibilità di accorciare la giornata scolastica.
Discriminazioni. I cattolici si considerano discriminati. Gli altri si considerano discriminati, da sempre: da quando si vedevano guardare come diversi e si ritrovavano a perdere ore in biblioteca con insegnanti svogliati a sorvegliarli. Una volta, però, almeno erano solo gli “altri” a lamentarsi, con buona pace dei cattolici, maggioranza incontestata e quindi – a ragione – prevalente. Oggi viviamo in un paese di minoranze: lo dimostrano piccoli fatti come l’otto per mille o la frequenza alle funzioni domenicali o all’ora di religione. E allora: se l’ora di religione deve scontentare tutti, perché non eliminarla e risolvere il problema alla radice?
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