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Una colazione indigesta

Pubblicato da pj su 13 Febbraio 2007

Pioggia di critiche sul presidente della regione Molise, Michele Iorio, per una visita negli Stati uniti. Lo scandalo, per le testate che hanno riportato la notizia non è tanto la visita in sé, dato che molti presidenti di regione hanno ormai preso l’abitudine di rappresentare la propria realtà all’estero quasi come fossero piccoli capi di stato. La polemica nasce invece dalla natura del viaggio, che in effetti si pone formalmente a metà tra il pubblico e il privato. Ciò che ha fatto indignare i media locali, con qualche riverbero anche su testate nazionali, è la partecipazione di Iorio al 55.mo Annual National Prayer Breakfast.

Gianfranco Spensieri di FI, partito del governatore Iorio, difende la visita come “un’occasione di grande prestigio per tutta la regione e motivo di orgoglio per tutta la comunità, un’ennesima dimostrazione della bontà di questa amministrazione regionale che si è conquistata il rispetto locale e internazionale”. L’opposizione parla invece di “mistero sulla visita” e ironizza sulla presenza a una manifestazione di carattere religioso, ipotizzando addirittura “la conversione di Michele Iorio alla chiesa evangelica” e aggiungendo che, se la conversione è vera, “riguarda solo la persona”, probabilmente sentendo il bisogno di rimarcare che il Molise non è evangelico.

Iorio ci ha messo del suo: ambiguo il titolo della sua visita, che stando a Iorio stesso ha avuto momenti istituzionali ma allo stesso tempo, stando alle carte, non è stata autorizzata dalla Regione, e peraltro – stando alla stampa molisana – giunge in un momento critico per l’amministrazione locale. Insomma, un garbuglio formale in cui l’opposizione – giustamente – mette il dito.

Se la posizione di Iorio è equivoca, e andrà chiarita in sede locale, sorprende invece la superficialità con cui i politici dell’opposizione e i media hanno trattato l’Annual National Prayer Breakfast. D’accordo, si è trattato dell’occasione per cogliere in fallo l’avversario politico, ma un equilibrio nella valutazione dei fatti non dovrebbe mai mancare. Giudicare inopportuna e ambigua la visita di Iorio è legittimo. Meno legittimo è definire l’Annual National Prayer Breakfast come “un’associazione religiosa di ultraconservatori evangelici che si riuniscono in preghiera annualmente a Washington”, o “incontro di preghiera di una setta evangelica americana”, o magari liquidare la manifestazione, come fa Repubblica, con un semplice “Tutti insieme in nome della chiesa evangelica per il destino del mondo”.

L’Annual National Prayer Breakfast è un’iniziativa di carattere spirituale, certo, ma che da oltre mezzo secolo raccoglie insieme ogni anno per una colazione di preghiera il Presidente degli Stati Uniti e quattromila rappresentanti da oltre 160 paesi. Nel 2005, per esempio, all’Hilton Ballroom di Washington c’erano tutti, dall’allora segretario di stato Condoleezza Rice fino allo “sfidante” Kerry e alla senatrice Hillary Clinton – moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti e probabile candidata alla Casa Bianca nel 2008 -.

Il centro della polemica molisana non sono evidentemente i costi del viaggio, ma la mancata comprensione della valenza di una manifestazione. È vero: il National Prayer Breakfast viene organizzato da una associazione evangelica, e lo scopo è sottolineare la coscienza religiosa degli USA, che peraltro in America riesce spesso a superare divisioni sia di partito, sia di schieramento. Però per vedere l’iniziativa nella giusta ottica e fare gli opportuni paragoni va considerato che la realtà evangelica ha negli USA la storia e l’influenza che la chiesa cattolica ha in Italia.

È sicuramente lecito chiedersi – come fa il sito Altromolise – cosa c’entri in tutto questo il Molise, e come mai il Molise ci fosse e la Lombardia no. Resta il fatto che la manifestazione non era un raduno di pericolosi fondamentalisti evangelici, non era un appuntamento religioso strictu senso, non era un’iniziativa velleitaria di una minuscola realtà, quale potrebbe essere un’iniziativa simile se venisse proposta oggi nel nostro paese da una chiesa evangelica di secondo piano.

Al di là delle polemiche locali, quindi, spiace constatare l’ignoranza da parte di chi dovrebbe sapere, e dovrebbe saper valutare anche le proporzioni. Probabilmente nessuno, se non forse qualche frangia estrema, avrebbe avuto da ridire per una visita del presidente Iorio da Benedetto XVI. Il Prayer breakfast, invece, pare proprio stia indigesto ai politici italiani.

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