Un gesto d’affetto che cambia la giornata: l’abbraccio in piazza, un’iniziativa partita dall’Australia e giunta, tra l’altro, anche in Italia. Non sono pochi i “volontari” che si recano nelle piazze principali per regalare abbracci, come recita il cartello che portano con sé. Divertente, se vogliamo; strampalato, magari, da qualche punto di vista; addirittura sospetto, per chi è diffidente di natura.
E invece è curioso quanto questo gesto possa aiutare. Un abbraccio dà calore, soprattutto dentro. Aiuta a dare un senso diverso alla giornata, dimostrando che esiste ancora un po’ di solidarietà umana, qua e là. Forse dona anche un po’ di ottimismo. In fondo, intrinsecamente, è il messaggio che diamo anche noi, come cristiani, quando “portiamo il vangelo” alle persone: vogliamo donare speranza. Non sempre con grande successo.
Questo fa pensare. Molte volte ci soffermiamo sui nostri metodi. Terapie d’urto, le definirebbero i medici. Invece ciò che dovrebbe caratterizzare la nostra azione, ma anche ogni nostro singolo gesto, è l’amore. L’amore per il prossimo, per chi ci sta vicino. L’amore per chi sbaglia. L’amore per chi sta disperatamente cercando una speranza, ma non sa dove andare a parare, eppure non si lascerà rabbonire da un messaggio portato con sufficienza o superiorità. Quantomeno, non prima di essersi potuto sciogliere in un abbraccio.
Dov’è finito l’amore per i perduti, chiedeva un predicatore del passato. Spesso manca. Ecco perché un abbraccio sincero dà più speranza di un messaggio altezzoso.
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