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Big bang e dintorni

Pubblicato da pj su 5 Dicembre 2006

«Hanno scattato la prima immagine dell’universo neonato e il 10 dicembre a Stoccolma riceveranno il premio Nobel per questa impresa»: ne parla oggi la Stampa che riferisce di come George Smoot e John Mather abbiano realizzato una “mappa della radiazione cosmica di fondo: ciò che rimane di quel lampo di energia chiamato Big Bang”.

Spiega ancora Bianucci nel suo articolo: «Quattordici miliardi di anni fa, nell’istante zero, un termometro avrebbe segnato un milione di miliardi di miliardi di miliardi di gradi. Tre minuti dopo si formarono le prime particelle di materia”. E così via, con la luce che arriva solo dopo perché non riesce a farsi strada tra elettroni, protoni e neutroni. Insomma, spiega Bianucci, «per gli scienziati il Big Bang non fu un biblico “fiat lux”»: non cominciò tutto con quel “Luce!” pronunciato da Dio ai primordi, prima di creare tutto il resto.

Formalmente tutto in regola: gli scienziati non credono nella creazione. Però il problema non si risolve, spiega pensoso l’autore, perché non si capisce se “si sono formate prima le galassie o prima le stelle? E come si evolvono le galassie?”. Ci sarà materia di studio, a quanto pare, per altri scienziati, e spazio per altre candidature ai premi Nobel.

Ma più gli scienziati si convincono, più si fa strada in noi un dubbio impertinente. Insomma, in mezzo a queste certezze ci sfugge qualcosa.
Gli scienziati si premiano tra di loro per il fatto di confermarsi a vicenda questa ipotesi.
Ci si dice che tutto è a un certo punto della storia (pre-storia, in realtà) l’universo si è trovato a una temperatura spaventosa, da cui è nato via via tutto con “diverse concentrazioni di materia primordiale”; da lì il big bang, e tutto il resto.
So che sembrerà ingenuo, ma la domanda che ci poniamo noi – comuni mortali senza una cultura scientifica particolarmente elevata – è diversa da quella che si fa Bianucci. Non ci chiediamo se siano nate prima le galassie o le stelle. A scuola ci hanno insegnato – nell’ora di scienze, non di religione – che dal nulla non nasce nulla. E allora ci chiediamo: questo calore, questo scoppio, questi elementi primordiali da dove sono arrivati?

Siamo certi che qualcuno ce lo spiegherà, prima o poi. Fino ad allora dovremo dare ragione a Spurgeon, che a fine Ottocento diceva in relazione all’evoluzionismo: «Se questa teoria troverà mai degli adepti, sicuramente non ci saranno ragioni di accusare i superstiziosi di credulità, perché la fede necessaria per accettare questo dogma di scetticismo è mille volte più grande di quella che occorre per credere persino in una cosa assurda come le Madonne che ammiccano o le statue del bambino Gesù che sorridono».

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