La Cassazione è stata chiara: non è colpa dei genitori se il figlio rifiuta la scuola. Mettetecela tutta, ma poi non datevi troppa pena: se di andare a scuola non vorrà saperne, avrete la coscienza a posto.
Eh già, signori, viviamo in uno stato di diritto, mica di polizia: nessuno può obbligare nessuno a fare alcunché. Le forze dell’ordine una volta “intimavano l’alt”: si diceva proprio così. Oggi, sempre per la cassazione, l’alt è diventato quasi un consiglio, e la polizia può fare poco o nulla per fermare l’auto che decide di proseguire la sua corsa. Una volta esisteva il mandato di comparizione: di fronte alla legge non c’era resistenza che tenesse, eravamo tutti obbligati a dire quel che sapevamo. Oggi abbiamo “l’invito a comparire”. E tra segreti d’ufficio, omissis, “facoltà di non rispondere” riveliamo solo quello che non vorremmo, e che i giornali pubblicano direttamente dagli atti secretati.
Una volta c’era la scuola dell’obbligo: se il bambino non ci andava, i genitori ricevevano una denuncia. Non era previsto, a quanto mi risulti, la facoltà di scelta per il bambino: la legge considera non a caso ancora oggi i minori privi di responsabilità giuridica, e soggetti alla “patria potestà”. Conquistate tutte le facoltà di fare, stiamo facendo passi da gigante nelle facoltà di NON fare. Non studiare, non lavorare, non rispondere, non assumersi le proprie responsabilità, non adempiere ai doveri, non comportarsi educatamente o – almeno – da buoni cittadini.
Il risultato? Nessuno paga. Si toglie la responsabilità del genitore nell’educare e ora anche nel mandare a scuola i figli, ma non si carica di questa responsabilità nessun altro. Eppure, oggi più di ieri, si parla di bambini “maturi”, “svegli”, “avanti” nel bruciare le tappe di una crescita tumultuosa e sregolata. Liberi di non fare, liberi di sbagliare, liberi di marcire intellettualmente davanti a una televisione, consolati dall’idea livellante di essere comunque più intelligenti di una pupa, e quindi di non essere i peggiori.
Dall’emulazione del primo della classe siamo passati in pochi anni alla soddisfazione di essere appena sopra la zona retrocessione; dalla promozione con l’otto siamo scaduti alla ricerca di un numero di debiti che permetta almeno di evitare la bocciatura; dalla soddisfazione abbondante alla risicata sopravvivenza. Siamo, insomma, di fronte alla generazione dell’almeno.
—————————-
Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.


