Carlos Santana, cinquantottenne alfiere del latin rock, ha riempito il palaforum di Assago (MI) con 12mila persone. E, tra un brano e l’altro, ha parlato anche di spiritualità: «Viviamo in un’epoca importante – ha detto -. A me non importa se Cristo è stato con la Maddalena o no [il riferimento è alle polemiche sul Codice da Vinci], a me importa che si riconosca che ognuno di noi ha qualcosa di divino e ha una luce nel cuore».
Apprezziamo artisticamente e rispettiamo come persona Santana, valido chitarrista che ha attraversato le generazioni, dalla contestazione degli anni Sessanta al disimpegno di oggi, diventando nel tempo un classico del rock internazionale.
Certo, è un artista secolare: ma come spesso facciamo presente, Dio non ha distribuito i talenti solo tra coloro che li mettono al suo servizio; sarebbe assurdo non ammettere le capacità compositive di Beethoven o esecutive di Segovia, o anche dei Deep Purple o dei Queen. Il talento c’è; il modo in cui viene utilizzato è altra cosa, e non riguarda noi ma gli artisti e Dio stesso. Noi possiamo solo, quando i prodotti artistici sono accettabili nel nostro contesto etico, godere delle loro produzioni, del loro ingegno, delle loro capacità. Ringraziando Dio.
Dicevamo: il musicista sopraffino è un musicista sopraffino, a prescindere dalla sua situazione spirituale. Il problema, semmai, si riscontra quando le capacità pongono l’artista al centro dell’attenzione, e questa attenzione lo porta a esulare dal proprio contesto. Santana non è il primo artista a volersi esprimere su fede, politica, sociale. Proprio per la situazione di digiuno in merito a certi temi, spesso le dichiarazioni sono frutto di opinioni confuse, superficiali, poco pregnanti. In questo caso, i concetti espressi da Santana sanno di new age e sincretismo: sii quel che vuoi, fai quel che vuoi, credi in quel che vuoi, anche a eresie, basta che cerchi e riconosci il divino dentro di te.
Magari Santana ha solo espresso male la sua opinione, o magari ci crede davvero. Il fatto è che ognuno di noi dovrebbe avere la consapevolezza dei propri limiti. Uno stonato non canterà; un musicista non necessariamente deve dare indicazioni sui grandi tema della vita. La celebrità in un settore non autorizza automaticamente a parlare di qualsiasi argomento.
Come cantava Baccini a suo tempo, rivolgendosi a Celentano e alle sue frequenti esternazioni televisive: “Adriano, è meglio che canti/ ma che ne sai tu degli operai?”
—————————-
Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.


