Alla ricerca della felicità. Se chiediamo a chiunque – credente o non credente – quale sia lo scopo della sua vita, dopo aver grattato la superficie (che potrebbe vedere i soliti, prevedibili temi come soldi e potere), ecco emergere l’obiettivo vero: la felicità. Perché la felicità è tutto.
Leopardi diceva “siamo nati per soffrire”, e qualcuno cerca di accreditare anche nella morale cristiana questo principio, che peraltro non trova troppe conferme nella Bibbia né nel profondo dell’animo umano. L’uomo tende, cerca, punta alla felicità, consapevolmente ma anche inconsapevolmente. In fondo tendiamo a crearci condizioni di pace, di salute, di stabilità tali da da consentirci di vivere più felici possibile. Quindi la felicità è una ricerca naturale. L’attenzione, quindi, si deve spostare semmai a DOVE si cerchi questa benedetta felicità. Ed è qui che nascono i problemi.
Di primo acchito, molti direbbero “soldi”, “fama”, “potere”. Ma, guardando la vita dei ricchi&famosi, possiamo comprendere facilmente come non sia quella la strada: chi arriva ad avere soldi, fama e potere non si sente “arrivato” grazie a questi elementi a cui, invece, aveva affidato la ricerca della propria felicità. Insomma: molti ricchi e famosi, che hanno cercato a lungo e con testardaggine la felicità nei soldi e nel successo, si sentono traditi. La conseguenza spesso è la ricerca disperata dell’eccesso – che però rischia di non portare lontano – oppure la depressione.
Quindi, stando a chi l’ha provato, la felicità non sta nei soldi o nel successo.
La felicità va cercata in qualcosa di immateriale, che non si può comprare. Si può imparare? Be’, in fondo sì. Soprattutto, si può imparare cosa si intenda per “essere felici”. Perché la chiave sta tutta lì. Questo corso universitario americano è tutto sommato interessante per le linee guida che segue. Guardare positivo, enfatizzare le “dimensioni sane” dell’individuo, migliorare l’interazione con gli altri sono sicuramente elementi importanti. Ma, come dire, pare che in questo ragionamento sfugga qualcosa. Questi sono gli ingredienti della felicità, non la felicità stessa. E la felicità non è solamente la somma aritmetica di questi fattori, come la torta non è la semplice somma degli ingredienti.
Se uno non è felice, difficilmente valorizzerà ciò di cui è in possesso, i propri talenti naturali, i propri beni: anzi, nemmeno li apprezzerà, o addirittura non si renderà conto di averli. Insomma: si è felici quando si è soddisfatti, ma essere soddisfatti è la conseguenza di essere felici, NON la chiave per essere felici.
Essere felici in quanto si è soddisfatti della propria condizione risulta sicuramente importante, ma non arriva da sé. E il punto è proprio questo: come si fa a essere soddisfatti, e quindi felici? Qualcuno ci prova “ubriacandosi”: di alcol, di sostanza, ma anche di dottrine particolari, che possono dare un momento di estasi. Sono carte di riserva, che non danno una risposta a lungo termine.
E allora? Allora, per essere felice, l’uomo deve capire lo scopo della sua vita. Perché esiste, qual è il suo scopo, che senso ha tutto questo.
La risposta? È nella Bibbia. E si può riassumere in cinque semplici parole. L’uomo è “disegnato per vivere con Dio”. E solo rispondendo a questa condizione, in un rapporto personale con chi l’ha creato, può trovare quella felicità che cerca.
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