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Fame della Parola, senza condimenti

Pubblicato da pj su 2 Marzo 2006

Versi poetici in grado di fermare la città, a Milano. La lettura diventa un appuntamento fisso dopo una giornata stressante: in mille si mettono in coda per ascoltare l’Iliade, millecinquecento le Confessioni di Sant’Agostino, che segue la lettura dei Promessi sposi e quella – assurta all’onore dei media – dei versi di Dante.
«È la voglia di recuperare i grandi classici che spesso a lezione sono molto noiosi», spiega suo spettatore in un’intervista.

Ricordo anch’io quando eravamo obbligati a letture che ci sembravano fuori dal tempo, e quanto poco potessi apprezzare dell’eleganza di quei versi, preso dal patema per l’interrogazione o dalla fretta di passare allo studio di altre materie.
Ma, nonostante questo, non credo sia solo il desiderio di godersi qualcosa che, quando a scuola veniva imposto, non poteva venir apprezzato.

La presenza massiccia di pubblico alle letture di Omero, Agostino, e prima ancora di Dante, dà il segno del momento che stiamo vivendo.

Nel XXI secolo, viviamo ormai con l’informazione globale, in tempo reale e sempre a portata di mano. La televisione sforna a getto continuo stimoli, dal dibattito al documentario, dal programma culturale al notiziario. Le informazioni ormai arrivano senza filtro e per molteplici canali, tanto da richiedere un’attenzione eccessiva e una preparazione specifica per non farsi idee sbagliate su basi giuste.

In questo baillamme di voci, manca la profondità, manca lo spessore. Quello spessore che una semplice voce narrante – quella di un fine dicitore – è in grado di darci, per riportarci a epoche e storie più semplici, concise, meno elaborate. Più digeribili, insomma.

Ma c’è di più. C’è qualcosa di diverso, più profondo, che travalica il semplice desiderio di cultura. C’è il bisogno di tornare alle radici, alle origini, a messaggi antichi che si riscoprono nuovi ancora oggi. A Roma è in corso da anni una lettura integrale della Bibbia, proposta da due attori. E’ un’iniziativa che ha un buon successo, purtroppo isolato.

Spesso di perdiamo dietro a evangelizzazioni faraoniche, iniziative ricche di effetti speciali, produzioni fantascientifiche. Ci perdiamo dietro al personaggio di grido, che magari non ha nulla da dire, ma per il suo ruolo in campo secolare attira un pubblico che, fatalmente, non viene per il messaggio ma per il personaggio. Non ci rendiamo conto che non c’è solamente chi corre dietro ai personaggi famosi; non c’è solamente chi ha bisogno di buona musica suonata in maniera eccellente per andare a un incontro; non c’è solamente chi si lascia conquistare da un messaggio coinvolgente, o chi va alla ricerca di miracoli, o chi ha bisogno di emozioni e sensazioni forti.
Non ci rendiamo conto che c’è anche un’ampia parte della popolazione che chiede solamente una cosa: la Parola. Ma una parola seria, assoluta, efficace ieri come oggi. La cerca ovunque, e la cercherebbe PERFINO nella Bibbia, se noi gliela proponessimo.

Potremmo proporre qualcosa di molto semplice: letture bibliche, magari a tema. Senza commento, senza morale, senza prediche. Con una contestualizzazione all’inizio. Ma che poi lasci spazio alla Parola semplice, quella che parla al cuore. Letta bene, magari da un professionista, da chi sa rendere la parola in maniera da coinvolgere, e non la limita a una cantilena lamentosa, come talora succede nelle chiese. La parola tutto lì.

E non è niente di banale, anche perché perfino qui non va lasciato nulla al caso. Giorno, ora, per esempio. Promozione. Ci sono poi ovviamente libri più e meno significativi per un’utenza di “non addetti ai lavori”. La luce nella scelta ovviamente sta alla conoscenza biblica di chi organizza l’incontro. Non è difficile, ma nemmeno banale, se si vuole un’iniziativa efficace. Spesso spendiamo molto di più, in energie e denaro, per mega-manifestazioni. Forse sarebbe efficace, ogni tanto, proporre qualcosa di più intimo, come una buona lettura biblica. Perché sono in tanti ad avere fame. Fame della Parola.

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Sposarsi al Mc Donald’s - dopo che nei giorni scorsi una coppia negli USA si era sposata presso le pompe funebri dove si erano conosciuti quando erano deceduti i rispettivi consorti, oggi Repubblica segnala un altro matrimonio celebrato in un posto originale: un fast-food, regolarmente attivo. I due si erano conosciuti lavorando lì, e lì hanno voluto coronare – come si suol dire – il loro sogno d’amore. James Hartman, il reverendo che ha sposato Trysha Lynn e Tyree, si è detto entusiasta dell’esperienza del suo primo “matrimonio fast-food”.
Ci sarebbe da interrogarsi sui limiti che può avere la ricerca del luogo originale, sospesa tra il desiderio di dare un significato particolare alla cerimonia e il dubbio sulla serietà degli sposi che scelgono luoghi troppo bizzarri.
D’altronde, così va il mondo… c’è solo da sperare che il matrimonio celebrato al Mc Donald’s non sia un matrimonio fast-food.

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Analisi, commenti e riflessioni sui temi del momento nel programma musica&parole: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 11 sulle frequenze di crc.fm.

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